Brand Europa

Si va verso una gestione europea del settore turismo. Tra eccellenze e frammentazione l’Italia è pronta per questa sfida?

Torna prepotentemente agli onori della cronaca il tema del turismo.

L’occasione è fornita dagli Stati Generali del turismo europeo che si sono svolti a Bruxelles alla fine di settembre. A puntare i riflettori sul tema il presidente dell’Europarlamento, AntonioTajani. Nel suo intervento di apertura ha delineato una strategia ben precisa per il rilancio turistico dell’Europa: la creazione di un “Brand Europa” con l’obiettivo di promuovere il vecchio continente sui mercati internazionali.

Come si legge sull’articolo de Il Sole 24Ore, che riporta le sue affermazioni, lo strumento operativo è la rivitalizzazione della «Piattaforma per la promozione congiunta», già proposta dalla Commissione europea, in sinergia con la European Travel Commission, sul modello in vigore in Usa, Canada e Australia.

È importante sottolineare che non si tratta solo di un’operazione promozionale ma di una vera e propria gestione centralizzata a livello europeo del settore turismo con una sezione dedicata specificamente al settore nel bilancio dell’UE.

La premessa infatti è la nuova importanza che deve essere riconosciuta a questo settore che, con un peso pari a oltre il 10% del Pil della UE e un valore attorno ai 1.500 miliardi di euro, deve iniziare ad essere considerato un asset industriale a tutti gli effetti.

«Un fondo di almeno 25 milioni di euro l’anno, con un effetto moltiplicatore degli investimenti privati capace di mobilitare risorse per 75». Con l’obiettivo «da qui al 2025 di avere il doppio dei turisti in Europa – arrivando al miliardo di arrivi – e creando oltre 5 milioni di nuovi posti di lavoro».

Due dati vanno tenuti in considerazione. Il primo è l’aumento di viaggiatori, un fenomeno ormai consolidato e ampiamente documentato dal Wto. Aumento le cui ricadute positive si sono viste anche in Europa e in Italia: secondo i dati più recenti nel 2015, nel mondo, gli arrivi internazionali sono stati di oltre 1,1 miliardi con un incremento pari al 4,6 per cento. Quasi tutte le macro-aree mondiali hanno presentato variazioni positive negli arrivi: la crescita è risultata più elevata per le Americhe (5,9%) e per l’Asia e Pacifico (5,6%), sono seguite l’Europa (4,7%) e il Medio Oriente (1,7%). Solo l’Africa è risultata in flessione (-3,3%).

E qui arriviamo al secondo dato. È vero che i turisti sono aumentati e che proprio l’Europa si conferma l’area più visitata del mondo ma è anche vero che in Europa e in Italia i turisti provengono prevalentemente proprio dal mercato interno. Questo significa viaggi più brevi, un più breve pernottamento (da 1 a 3 notti): in sostanza una minore ricaduta in termini economici.

Se si scende nel dettaglio della situazione italiana, poi, e si guarda al di là del dato relativo agli arrivi è evidente come il settore sia decisamente  al di sotto del proprio potenziale. Gli indicatori da tenere in conto sono il valore dell’Italia sul Pil turistico globale (sceso dal 5,8% del 2000 al 3%); il valore del Pil turistico (siamo infatti al 5° posto al mondo per arrivi stranieri ma all’ottavo per valore del Pil turistico) e gli investimenti sul turismo (siamo al 162 posto su 185!!!!!!).

In questo contesto la decisione di puntare sui turisti extraeuropei sembra dunque andare bene anche per l’Italia. «Nei prossimi dieci anni, il numero di viaggiatori internazionali raddoppierà grazie a un nuovo ceto medio, con forte capacità di spesa, proveniente soprattutto dall’Asia afferma Tajani che continua – un viaggiatore cinese visita in media 4 o 5 paesi membri. La prima competizione, non è tra di noi, ma con l’Asia, l’America i Caraibi o il Pacifico. Per attirare più turisti internazionali è, dunque, necessario unire le forze, promuovendo l’Europa come destinazione». Come? «Attraverso un coordinamento che valorizzi le diversità che ogni Paese europeo ha da offrire. L’Arena di Verona non è in contrasto con la gastronomia francese, ogni elemento rappresenta un valore aggiunto».

Non competizione dunque ma sinergia, un concetto che ormai da diversi anni anima il dibattito in Italia sul tema del turismo.

Come concretizzare però nel nostro paese in cui, per effetto della Riforma del Titolo V della Costituzione, alle Regioni è riconosciuta la potestà legislativa esclusiva in materia di turismo, un discorso di promozione congiunta addirittura sovranazionale?

Stiamo infatti ancora combattendo con l’estrema frammentazione dell’immagine turistica italiana a livello internazionale e con gli sprechi e l’assenza di organicità nelle politiche promozionali adottate. Nonostante i passi avanti fatti con l’approvazione del Piano Strategico del Turismo 2017-2022  siamo sempre il Paese in cui sono addirittura i singoli comuni a partecipare alle fiere internazionali. Alla faccia del brand Italia. Figuriamoci Europa.

Riusciremo a cogliere i frutti di una promozione congiunta a livello UE noi che non ne abbiamo neanche una a livello nazionale?

Oltre alla promozione c’è, infine, il tema sostanziale di una gestione economica centralizzata. Se, come si auspica, all’UE verrà affidato un budget e una commissione al turismo, dando finalmente al settore la dignità che merita, questa riuscirà a trovare in Italia un interlocutore in grado di valorizzare l’intero sistema Italia?