La rete sentieristica del nord-ovest astigiano al centro di un progetto non solo turistico, che coinvolge l’intera comunità che vive il territorio attraversato dai percorsi.

In dettaglio

Consulenza strategica e fundraising, redazione piano di marketing turistico, articolazione organismo di governance.

I cammini turistici, oltre il turismo.

Quello dei “cammini” è un fenomeno turistico ormai consolidato, in lenta ma costante crescita. Lo confermano i dati del rapporto di Terre di Mezzo che abbiamo pubblicato su Inside, lo sottolineano le considerazioni che abbiamo fatto analizzando il “customer journey” di un ipotetico camminatore. Oltre alle storiche e celebri “Via degli Dei” e “Via Francigena”, ogni regione in Italia ha almeno un itinerario turistico “slow” per camminatori, tanto che con buona approssimazione se ne possono contare oltre cento lungo tutto lo stivale.

I cammini sono iniziative che, oltre a impatti più direttamente turistici ed economici (basti pensare al ruolo dell’ospitalità e alla microimprenditorialità legata ai servizi per camminatori) hanno una valenza ambientale (in termini di sensibilizzazione e conservazione del territorio), culturale (il turismo legato ai cammini promuove la riscoperta di cultura locale, artigianato, gastronomia e storia) e sociale, dal momento che la gestione condivisa di un cammino stimola la collaborazione tra abitanti, associazioni e istituzioni locali.

Dare “gambe” al progetto.

Proprio questo valore “sociale” è ben evidente in “8 Basso Monferrato”, il progetto nato nel 2019 su iniziativa di PIAM Onlus (Asti) per avviare il recupero e la successiva valorizzazione della rete sentieristica del nord-ovest astigiano: oggi è un percorso ufficialmente riconosciuto dalla Regione Piemonte, che coinvolge una trentina di borghi astigiani, estendendosi per quasi 100 chilometri tra sentieri e strade bianche.

L’esperienza e la vocazione tutta particolare di PIAM – l’associazione gestisce da anni i progetti di accoglienza per profughi e rifugiati nell’area – suggerisce un altrettanto originale approccio al progetto che, oltrepassando la più immediata dimensione turistica, prevede il ripensamento dell’intera comunità che vive il territorio attraversato dal percorso — in particolare con il coinvolgimento delle fasce più giovani della popolazione e delle persone migranti entrate in contatto con PIAM nella gestione attiva del percorso (manutenzione dei sentieri) e nella sua operatività (gestione dei servizi di assistenza e informazione).

Un approccio così originale e in linea con la nostra filosofia da non poterci lasciare indifferenti: invitati da PIAM, nella fase di avvio del progetto ci siamo occupati di fornire “gambe” al progetto — più pragmaticamente: le risorse finanziare attivate tramite la partecipazione ai bandi di finanziamento “Piccoli comuni turistici” (MIBACT) prima e “Territori inclusivi” (Fondazione Compagnia di San Paolo) poi.

Una comunità in cammino

Puntellato dal punto di vista economico, il progetto aveva poi bisogno di un orizzonte strategico e di una prospettiva di crescita: per questa ragione la nostra consulenza oggi si concentra principalmente sull’attività di stakeholder engagement e sulla redazione del piano di marketing (definizione della mission, individuazione dei target e posizionamento del percorso) e sulla successiva attivazione di un piano di gestione e governance.

Già, perché anche per i cammini turistici si presentano le sfide comuni a molti altri progetti turistici, anche se in modalità più o meno evidenti: dal rischio di overtourism — un afflusso incontrollato di turisti può sovraccaricare le comunità — alla perdita di autenticità causata da un’eccessiva commercializzazione — fino alle possibili disparità economiche che si potrebbero verificare nel momento in cui i benefici non fossero distribuiti equamente, favorendo solo alcune attività o gruppi.