Ci sono luoghi che, a prescindere dal loro valore paesaggistico o architettonico, occupano nel cuore di chi li vive un posto particolare. E allo stesso modo ci sono luoghi che per il loro valore artistico sono ormai presenza fissa nell’immaginario collettivo dei turisti. E poi c’è il Santuario di Savona – frazione a pochi chilometri dal centro città, incastonata nella valle del torrente Letimbro, dove spiritualità, storia barocca e natura si fondono – che unisce le due dimensioni: luogo del cuore e riferimento spirituale di un’intera comunità e area architettonica dal grande valore artistico e storico.

Ma benché il Santuario sia un gioiello storico e un luogo di grande importanza per la comunità savonese, il quartiere affronta diverse criticità legate principalmente alla sua posizione geografica e allo spopolamento. Nemmeno i tentativi di valorizzazione che si sono succeduti nel tempo hanno invertito la rotta per un’area che, pure vicinissima al centro cittadino, mostra i caratteristici segni di declino di mote aree interne italiane.
Il dossier di candidatura di Savona a Capitale Italiana della Cultura 2027, sebbene non abbia ottenuto il risultato sperato – Savona è giunta nella shortlist finale, da cui è emersa Pordenone come città selezionata – ha dato ancora un’ulteriore spinta alle progettualità di rivitalizzazione del complesso: “Nuove rotte per la cultura”, titolo del dossier, riservava un ruolo centrale della frazione Santuario e dei suoi beni e, più in generale, di tutta la porzione di territorio naturale che circonda Savona, simbolo della transizione in corso d’opera di Savona da un passato industriale a un futuro declinato in nuove traiettorie della cultura, del turismo e della sinergia con altre città.

Proprio sulla scorta del dossier, l’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona Opere Sociali di N. S. di Misericordia – gestore del patrimonio immobiliare, ma soprattutto “motore” sociale, culturale e assistenziale del quartiere – ci ha incaricati nel 2024 di redigere uno studio di prefattibilità, sulla scorta del quale abbiamo poi redatto un piano operativo – presentato a marzo 2026 – per rispondere all’esigenza di individuare le possibili traiettorie di sviluppo per il complesso monumentale e per la sua comunità.
Sulla scorta dello studio di prefattibilità – e nella prospettiva dell’importante ricorrenza storica del cinquecentenario dell’apparizione mariana (1536-2036) – a marzo 2026 abbiamo presentato “Nuovi futuri per il Santuario di Savona”, un documento che trasforma le ipotesi in progetti concreti, con spunti operativi per passare dalla fase di pianificazione strategica alla progettazione operativa.
Attraverso un approccio di tipo lean – progressivo e capace di combinare visione strategica e sperimentazione operativa – il piano “Santuario 2036” prevede uno sviluppo graduale, basato sull’attivazione di iniziative pilota, prototipi e prime sperimentazioni, per testare il funzionamento delle diverse progettualità e verificare l’effettiva capacità di generare valore per il territorio.
Quattro i “pilastri” su cui poter fondare la rinascita e la valorizzazione del sistema-Santuario: quattro progetti complementari, pensati come elementi di un unico ecosistema territoriale capace di generare relazioni tra funzioni diverse e pubblici differenti.
La presenza simultanea di turismo lento, welfare territoriale, iniziative culturali e attività educative permette infatti di costruire un modello di sviluppo equilibrato, in cui i flussi di visitatori si integrano con la vita quotidiana della comunità residente e con le attività sociali già presenti nel territorio.