Cosa serve per andare a vivere in montagna? «Multifunzionalità e l’aiuto di un bando»

«Per la montagna il peggio è passato». Ne è convinto Sandro Gastinelli, documentarista che nel 2000 insieme alla moglie Marzia ha scelto di lasciare la pianura cuneese per trasferirsi a Rosbella, frazione di Boves a 1.000 metri di altitudine. Una scelta di vita, dietro alla quale c’era anche un progetto imprenditoriale che ha portato all’apertura di un bed and breakfast e, la scorsa estate, di un punto ristoro. «Non è stato per nulla semplice – racconta oggi Gastinelli – la parte peggiore è stata affrontare la burocrazia che a tratti pareva insormontabile». Per superare l’ostacolo, un aiuto è arrivato da Ideazione. Un incontro che ha permesso alla piccola attività famigliare di partecipare al bando del GAL Valli Gesso Vermenagna e Pesio.

“Gli ultimi che hanno abbandonato le Alpi erano persone che sapevano fare un po’ di tutto: aggiustare la grondaia, fare il pane, allevare vacche”

A settembre 2020 avete aperto Rosbettola, sull’insegna l’avete definita “Osteria”. Vuoi raccontarci qualcosa di questa nuova attività?

Rosbettola è uno dei tasselli di questa realtà che stiamo costruendo quassù ormai da vent’anni. È un bar, ma anche birreria, negozio di prossimità, luogo di incontro per chi desidera vivere la montagna. Si è affiancata al nostro Rosbed&Breakfast e in un certo senso recupera una memoria che è rimasta in questo luogo. Le ultime persone che hanno abitato Rosbella ci hanno raccontato che fino a un centinaio di anni fa esisteva un’osteria, gestita da un personaggio noto come Giuanin ‘d Betina. Gli anziani con cui abbiamo parlato non ne avevano testimonianza diretta, ma sapevano che la gente del posto andava lì per bere un bicchiere di vino. La nostra idea era quella di ripristinare un servizio rivolto alla comunità locale, nel tempo abbiamo individuato anche le potenzialità turistiche del progetto.

Qual è allora il senso di aprire un’osteria in montagna nel 2020?

Come dicevo, Rosbettola è un tassello. Io e mia moglie siamo documentaristi specializzati sui temi delle tradizioni e delle culture di montagna. Il nostro lavoro ci ha più volte messo di fronte a una domanda: concretamente, una persona come può fare per vivere in montagna? La risposta l’abbiamo trovata sulle Prealpi lombarde, dove la gente ha sviluppato quella che definirei “multifunzionalità”. Chi abita lì fa più mestieri e riesce a vivere dignitosamente. Pensiamo anche al passato, gli ultimi che hanno abbandonato le Alpi erano persone che sapevano fare un po’ di tutto: aggiustare la grondaia, fare il pane, allevare vacche. Noi abbiamo trasportato quella riflessione all’attualità e ci siamo detti che un B&B da solo non poteva sostenere una famiglia. Se però l’avessimo affiancato a un’osteria, alla produzione di birra, al negozio per la comunità, al noleggio delle racchette da neve, insomma se avessimo trovato una nostra multifunzionalità, avremmo potuto funzionare.

“La difficoltà più grande? Affrontare la burocrazia. A un certo punto ho pensato di arrendermi”

Quindi esiste una formula per ripopolare la montagna?

Non dico questo, esistono tante zone dove ancora oggi è difficile andare a vivere. Quando ci siamo trasferiti qui, la strada per arrivare a Rosbella non era ancora asfaltata. Ma sono convinto che per la montagna il peggio sia passato. Il ripopolamento è più facile dove le persone possono sentirsi in armonia con il paesaggio ed esistono infinite opportunità per reinventare questi luoghi. Noi abbiamo provato a guardare questa frazione con razionalità: siamo a 15 minuti di auto dal centro di Cuneo, se c’è un metro di neve questo non è più un problema ma casomai l’occasione per promuovere il noleggio delle racchette da neve. La domanda di esperienze outdoor c’è e qui trova un’offerta di chilometri di natura incontaminata. Ora le persone hanno un luogo cui fare riferimento per ottenere informazioni su escursioni, arrampicata, parapendio.

Come sopravvive un’attività di accoglienza turistica ai tempi della pandemia?

È diventato tutto più difficile. Abbiamo cercato di inventarci modi per spiegare alla gente che esistiamo e teniamo duro. A Natale, ad esempio, abbiamo proposto le nostre birre artigianali in confezione natalizia. Un’idea che ci ha aiutato molto in un momento in cui saremmo stati fermi. Devo dire che i canali digitali come i social e le mail sono stati fondamentali per la promozione.

Qual è stata la principale difficoltà affrontata in questo percorso?

La burocrazia, senza dubbio. Tutto ciò che aveva a che fare con il cantiere e l’avvio dell’attività. Siamo riusciti ad andare avanti solo perché siamo una famiglia di persone determinate. E poi un grosso aiuto l’abbiamo ricevuto da Ideazione, quando abbiamo provato a partecipare a un bando del GAL Valli Gesso Vermenagna e Pesio. Erano fondi che avremmo potuto investire nella ristrutturazione e nell’impiantistica. Ma confesso che mi ero arreso di fronte alla mole di documenti da presentare.

Come siete entrati in contatto con Ideazione?

Nostra figlia aveva partecipato a RestartAlp, presentando il progetto di Rosbettola e il relativo business plan. È stata un’esperienza importantissima per lei e per noi. Allo stesso tempo, al campus ha conosciuto l’AD di Ideazione, Enrico Ferrero, che ha spiegato come i suoi colleghi potevano aiutarci nella partecipazione al bando del GAL. Così è stato, in pochi giorni hanno fatto il lavoro. Ora non vediamo l’ora che siano pubblicati altri bandi.

Foto di copertina Cuneodice.it

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