I fattori “c” per il turismo

Tre buone notizie e altrettanti valori su cui basare la ripresa del turismo e dell’economia del Paese. Consapevolezza, coerenza e coraggio per far ripartire l’Italia.

 

Duane Hanson, Tourists II (1988) – Collection Hanson, Davie, Florida – © VG Bild-Kunst, Bonn 2010


Il varo del nuovo Governo porta con sé tre buone notizie, in un colpo solo: un Ministero che affianca alla cultura il turismo, garantendogli la necessaria legittimazione, guidato da un Ministro con portafoglio e dotato di competenza nel settore culturale e – a quanto si può intuire dai primi passi ufficiali – attento alla questione del turismo.

Per settori da troppo tempo sottovalutati si tratta di una piccola, ma significativa rivoluzione. E come sempre accade – è successo con Michela Vittoria Brambilla e Piero Gnudi – un nuovo Ministro genera aspettative e richieste, diventa suo malgrado destinatario di appelli e lettere aperte, ognuna delle quali portatrice di interessi specifici, quando non di parte. Ecco: la (quarta) buona notizia è che Massimo Bray risponde e, se non altro, mostra quell’attenzione mancata ai suoi predecessori.

E allora ne approfitto: non per accentuare la dispersione di vedute, ponendomi invece da una prospettiva generale che possa indicare i valori che dovrebbero contraddistinguere le scelte. Sì: parlo di valori. Non di misure e leggi, provvedimenti o incentivi, strategie o politiche. Valori: è sulla condivisione di un patrimonio comune – di ideali, di sentimenti, di visioni – che si deve basare la ripresa, tanto del turismo quanto dell’economia in generale.

Consapevolezza

Chi sta leggendo questo post è probabilmente un addetto ai lavori, inevitabilmente stanco di ripetere come un mantra “turismo e cultura sono leve fondamentali per il rilancio e lo sviluppo dell’economia”, vedendolo sempre inascoltato. Una delle prime cose da fare è allora creare consapevolezza attorno a questo concetto: chi lavora nel turismo ha ben chiaro il principio, ma possiamo dire lo stesso della politica e delle istituzioni, così come dell’opinione pubblica?

Ecco allora che occorre dimostrare (ancor prima di affermare) come realmente il turismo sia motore economico, materia prima inutilizzata, un settore in grado di crescere e portare enormi ricadute economiche all’indotto, terreno fertile per le nuove imprese e ambito in cui i giovani talenti possono affermarsi.

Ecco il primo appello agli addetti ai lavori: diffondiamo il verbo. Smettiamola di parlarne tra noi e smuoviamo l’opinione pubblica, le istituzioni e i media affinché acquisiscano realmente consapevolezza.

Hanno cominciato a farlo il quotidiano La Stampa (e il direttore Mario Calabresi in primis) e la trasmissione Report , mettendo in luce criticità e debolezze del settore turistico e culturale e il loro enorme potenziale economico e occupazionale. Ma non basta.



Coerenza

Il nostro Paese è luogo di particolarismi, emergenze e contraddizioni. E la gestione del turismo non fa eccezione: anzi, è forse uno degli ambiti in cui la schizofrenia italiana si esprime al meglio.

Se vogliamo davvero (ri)costruire il settore turistico bisognerà cominciare dalla governance. Serve chiarezza sul ruolo e sui compiti del Ministero, dell’Enit, delle Regioni e degli Enti locali. Li si faccia dialogare tra loro, si trovi coerenza negli obiettivi e comunione d’intenti. Senza chiarezza e coerenza, in mancanza di una regia non esiste visione di lungo periodo: ci si limita a interventi fissati dalle urgenze e dagli interessi del momento. E, peggio ancora, a un proliferare di azioni slegate fra loro.

Coerenza anche nella definizione di politiche e strategie: il lavoro che ha portato al varo del Piano strategico per il turismo firmato da Piero Gnudi – pur rilevandone errori e limiti – non va sprecato.

Coerenza nella definizione delle priorità di mercato. Ragionare per compartimenti stagni non porta a nulla – Regioni che si promuovono autonomamente o categorie professionali e lobby che avanzano propri interessi. Un ragionamento complessivo – e coerente – porta vantaggi a tutti, riduce gli sprechi, ottimizza l’impiego delle risorse e amplifica i risultati.

Coerenza tra comparti che, apparentemente diversi, giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo del Paese. Coerenza interministeriale, ad esempio: il Ministero del turismo deve adottare politiche e strategie di concerto con quelli dello sviluppo economico, dei trasporti, dell’ambiente, del lavoro, dell’agricoltura, delle finanze, dell’istruzione. Tantopiù che molti settori tra loro sono fortemente connessi: agricoltura, turismo e cultura significano “made in Italy” e vanno promossi insieme, sostenendo l’export dei prodotti e l’attrazione dei turisti.

Coerenza tra imprese e operatori per garantire livelli e standard di qualità univoci e garantiti, sistemi di accoglienza condivisi, dialogo continuo con il settore pubblico: reti di imprese e consorzi sono strumenti perfetti in questo senso e occorre sfruttarli.

Coraggio

“Il coraggio uno non se lo può dare” diceva Don Abbondio. Ma consapevolezza delle sfide e coerenza nelle strategie possono alimentarlo. E questo è il momento giusto per averlo: la crisi offre – paradossalmente, ma nemmeno troppo – le condizioni per ragionare finalmente di turismo in termini economici e di comparto produttivo.

A guardare oggi le condizioni del settore e il ruolo di second’ordine in cui è relegato il turismo vengono i brividi: ma la recente considerazione del Presidente Enrico Letta sull’Expo – “alla politica servono i sogni ” – non può che essere applicata a un settore come il turismo fondato proprio sulla generazione di emozioni.

Coraggio: di questi tempi ne occorre parecchio, perché – scomodando un altro personaggio letterario – a volte pare davvero di combattere contro i mulini a vento. A volte è una sana follia, però: la stessa che ha portato un consorzio di imprenditori sardi (Go in Sardinia) a sfidare le compagnie di navigazione e noleggiare autonomamente una nave che traghettasse i turisti a prezzi competitivi .

Lo stesso coraggio di chi ha lanciato un’operazione a costo zero come “Invasioni Digitali”, o ancora il coraggio di tutti quei giovani imprenditori che, alla faccia della crisi, investono nel turismo e nella cultura e lanciano startup che domani saranno il tessuto produttivo del settore.



Il coraggio di pensare in modo nuovo, fuori dagli schemi. Un esempio? Perché non destinare parte dell’enorme patrimonio di edifici pubblici in disuso ad attività culturali e innovative?

Il Coraggio di fare scelte in controtendenza, abbandonare vecchi schemi che hanno portato a un nulla di fatto, riportare la politica alle ragioni del buon senso e del bene comune. A cominciare dallo stop all’edificazione in aree di valore paesaggistico (penso alle coste martoriate che ancora non hanno finito di soffrire), stop ai privilegi degli ordini professionali che avevano senso il secolo scorso, stop alle concessioni lobbistiche, stop all’idea che nel settore turistico non serva professionalità ed esperienza.

La quarta C

Le tre “c” sono un’indicazione, ma soprattutto la speranza che si possa davvero cambiare registro e mentalità quando si ragiona di turismo e cultura in Italia.

Perché l’impressione è che fin qui la gestione del turismo e della cultura abbia beneficiato invece dell’intercessione di un’altra “c”, assai meno nobile delle precedenti. Quella, ad esempio, che ci ha nominato custodi un patrimonio naturale, artistico e culturale senza paragoni al mondo. La stessa che ci ha assistito quando decisioni sconsiderate – o la mancanza di decisioni – non hanno causato danni irreparabili.

Adesso, però, non possiamo continuare a sperare in altri colpi di fortuna.


Enrico Ferrero – AD Ideazione Srl