Bauhaus of the Sea Sails ha sovvertito i modelli tradizionali di pianificazione “top-down” attraverso l’Inclusive Digital Storytelling: non un’operazione di marketing, ma la creazione di un archivio vivente.

Bauhaus of the Seas Sails giunge a conclusione con una serie di report d’impatto, chiamati a valutare l’efficacia del progetto nel promuovere città più inclusive e sostenibili attraverso il legame con l’ambiente marino. Quella che segue è una sintesi di quello realizzato per l’area-pilota di Sturla-Vernazzola, che ci ha visti lavorare al fianco di Studiowiki e della Cooperativa Dafne.

La “Biblioteca umana”: trasformare i ricordi in patrimonio pubblico

Attraverso la lente del New European Bauhaus, Genova sta sperimentando come la cultura e l’inclusione possano agire da ponti invisibili, riparando il tessuto sociale e ambientale dove il cemento ha fallito. È una sfida di intelligenza urbana: trasformare il racconto digitale in uno strumento per riabitare la costa. Nell’area pilota di Sturla-Vernazzola, il progetto ha sovvertito i modelli tradizionali di pianificazione “top-down” attraverso l’Inclusive Digital Storytelling. Oltre 30 partecipanti — tra residenti storici, pescatori e membri di associazioni locali — sono stati formati come “custodi” della memoria attraverso la creazione di “ritratti umani”.

Figure come Dino Gesino, storico proprietario del ristorante La Conchiglia, o Rossella Quolantoni, attiva nell’Unione Sportiva Ecologica Ciappeletta, hanno prestato i loro volti e le loro voci per documentare un rapporto viscerale con il mare che rischiava di essere cancellato dalla gentrificazione. Testimonianze, video e tracce sonore sono oggi accessibili su una piattaforma dedicata. L’approccio trasforma il ricordo privato in un asset pubblico, restituendo dignità ai racconti locali e trasformandoli in una “biblioteca” che supera la staticità di una brochure turistica.

Quando il mare prende la parola (il metodo Zoöp)

Un’innovazione radicale del progetto genovese è l’adozione del metodo Zoöp, che mira a superare l’antropocentrismo nelle decisioni urbane. Al centro di questo paradigma si trova la figura dello Speaker for the Living, ruolo ricoperto dalla biologa marina Simona Bussotti della Cooperativa Dafne.

La Bussotti non agisce semplicemente come esperta tecnica, ma come avvocato ambientale, guidando un passaggio critico: smettere di guardare alla natura come a un insieme di “servizi ecosistemici” (un termine utilitaristico e centrato sull’uomo) per abbracciare l’empatia interspecie. Un esempio è la riabilitazione della Posidonia oceanica: da “alga fastidiosa” criminalizzata dai bagnanti, è stata narrata come il polmone e lo scudo del nostro litorale. Particolarmente significativo è stato l’impatto pedagogico, raggiungendo 50 bambini in età prescolare (3-5 anni) per seminare una nuova sensibilità ecologica.

Il metodo Zoöp a Genova si è sviluppato attraverso tre pilastri: workshop di base (sessioni di co-progettazione per allineare i partner sui principi della rigenerazione urbana), installazione dello speaker (il coinvolgimento di un portavoce che rappresenta gli interessi delle specie non umane) e focus sulla rigenerazione (attività di ocean literacy e monitoraggio partecipato della flora e fauna marina locale).

Tecnologia immersiva per una memoria persistente: l’app PAVIS AR

Per rendere queste narrazioni persistenti e accessibili, l’IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) ha sviluppato l’app PAVIS AR. Qui la tecnologia non è un fine, ma un mezzo di conservazione del patrimonio immateriale. La scelta di un’estetica “cartoonizzata” e artistica per la mappatura di Sturla-Vernazzola non è casuale: serve a “ri-incantare” il paesaggio urbano, creando un ponte tra la realtà storica e l’immaginazione creativa.

L’applicazione permette agli utenti di immergersi nelle storie e negli ecosistemi locali anche a distanza, proteggendo la memoria collettiva dall’erosione del tempo e della trasformazione urbana. Digitalizzare queste voci significa garantire che, nonostante l’urbanizzazione, l’identità marinara di Vernazzola rimanga un’esperienza fruibile per le future generazioni.

Il futuro è un’onda che si propaga

Il progetto Bauhaus of the Seas Sails segue una dinamica espansiva: dal “Drop” (l’intervento localizzato a Sturla-Vernazzola) si generano i “Ripples” (i cerchi nell’acqua), effetti di sensibilizzazione che hanno già coinvolto 200 visitatori all’esposizione del Blue District e 50 bambini nelle scuole. L’obiettivo finale è la “Wave” (l’onda), ovvero un impatto strutturale e permanente. Il Comune di Genova ha già confermato l’intenzione di scalare questo modello, replicando il processo partecipativo nel Ponente genovese, trasformando un esperimento di quartiere in una politica urbana integrata.


Per approfondire

La versione completa è disponibile a questo link.

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Testimonianze, video e tracce sonore della Human Library.

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