I risultati dello studio per analizzare pratiche, motivazioni e ostacoli alla partecipazione culturale di giovani, over 65 e persone con background migratorio in Piemonte e Liguria.

Un’analisi per comprendere gli ostacoli alla partecipazione culturale.

Lo scorso 24 settembre, al Sermig di Torino, sono stati presentati i risultati di “Partecipazione culturale: chi manca e cosa possiamo fare”, frutto di un lavoro di analisi e studio per osservare il fenomeno della partecipazione culturale da prospettive complementari.

Insieme ad Associazione Craft, Piam e Melting Pro abbiamo curato una parte di questo studio attraverso il lavoro sul campo, la conduzione di laboratori di ascolto e la redazione di un questionario per indagare in profondità comportamenti, motivazioni e barriere alla partecipazione di giovani adulti, over65 e persone con background migratorio con riferimento ad aree urbane, interne e montane.

Le evidenze dello studio e il nostro contributo.

Oltre alle evidenze che emergono dallo studio – approfondite dal magazine Vita in questo articolo, mentre qui è disponibile il report completo di Fondazione Compagnia di San Paolo, la consapevolezza maggiore che ci portiamo dietro da questo lavoro con diversi target di non pubblico è questa: la cultura è vissuta come un fondamentale strumento di socialità.

E se spostiamo lo sguardo dai centri cittadini o dalle aree socialmente più vive verso territori meno “centrali”, aree interne o periferie, per molte persone la non partecipazione molto spesso non è una scelta, ma una condizione dettata dalla mobilità, dalla geografia e dalla conformazione dei luoghi.

La cultura è vissuta come un fondamentale strumento di socialità: per molte persone partecipare alla vita culturale significa “non essere soli”.

La cultura e le aree interne.

E si tratta di un’evidenza che interroga con forza la programmazione culturale non solo in termini di varietà dell’offerta o di accessibilità economica, ma anzitutto in termini di disponibilità “geografica” di presidi culturali, appuntamenti e iniziative.

Perché – ed una delle risposte più comuni emerse nel corso dei nostri laboratori – per molte persone partecipare alla vita culturale significa “non essere soli” – e questo a prescindere dall’età anagrafica.


Approfondimenti

L’articolo sul magazine Vita.

Il report finale di Fondazione Compagnia di San Paolo


Webinar

Dati, pratiche e prospettive per una agenda culturale condivisa
SERMIG – Arsenale della Pace, Sala Università del Dialogo