Una destinazione non può essere compresa osservando singole componenti: bisogna invece analizzare le relazioni tra governance, operatività, dati, sistema di offerta e mercato.

Una destinazione non può essere compresa osservando singole componenti: bisogna invece analizzare le relazioni tra governance, operatività, dati, sistema di offerta e mercato.

Il turismo italiano si muove all’interno di un quadro istituzionale complesso, nel quale convivono livelli diversi di competenza, modelli territoriali eterogenei e assetti organizzativi profondamente differenziati. Con la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, il turismo è stato ricondotta tra le competenze delle Regioni, determinando un ampliamento molto significativo della loro autonomia legislativa. Questa configurazione ha favorito nel tempo la costruzione di modelli regionali differenti, spesso coerenti con le specificità dei singoli territori, ma non sempre facilmente confrontabili tra loro. Il sistema italiano risulta pertanto frammentato nei propri impianti istituzionali. Questa situazione sconta storicamente la carenza di riferimenti comuni e l’assenza di benchmark di sistema, rendendo complessa l’identificazione di standard condivisi per la gestione delle destinazioni.
In questo spazio di complessità si colloca ANDI (Analisi dei Modelli Organizzativi delle Destinazioni Italiane), il modello che abbiamo progettato e sviluppato insieme a Expirit: un dispositivo di audit finalizzato a mettere in relazione le componenti che concorrono alla maturità di una destinazione, restituendo una lettura orientata alla descrizione e al supporto delle decisioni. Il progetto non è concepito come un mero esercizio accademico o teorico. Si configura invece come uno strumento concreto di autovalutazione, benchmarking e supporto decisionale utile a superare la frammentazione informativa del settore, offrendo ai territori una base di confronto solida e standardizzata.
Il funzionamento del modello si fonda su un principio semplice e fondamentale: una destinazione non può essere compresa osservando singole componenti in modo isolato. È necessario, al contrario, analizzare le relazioni tra la governance, l’operatività, i dati, il sistema di offerta e il mercato. Nel moderno mercato del turismo, il successo di un territorio non dipende più soltanto dalle sue attrattività spontanee o dalle risorse esogene, segnando il passaggio cruciale da un turismo di rendita a un turismo di gestione organizzata. ANDI assume pertanto una logica rigorosamente sistemica. Il framework non si limita a misurare in modo lineare o quantitativo “quanto” una destinazione sia sviluppata. Il suo scopo è interpretare “come” le diverse componenti interagiscono tra loro, evidenziando i punti di forza strutturali, le asincronie organizzative e i margini di miglioramento nell’ecosistema gestionale del territorio.
L’evoluzione metodologica che permette di passare dalla misurazione all’interpretazione si sviluppa attraverso lo schema logico di funzionamento del modello ANDI. Questo processo lineare si articola in quattro passaggi sequenziali che consentono di non limitarsi alla costruzione di indicatori, ma di utilizzare le informazioni per individuare pattern organizzativi ricorrenti nel funzionamento delle destinazioni:
Il cuore analitico del modello ANDI risiede nella scomposizione e successiva ricomposizione delle diverse componenti gestionali della destinazione. Questo processo si compie attraverso una struttura a due livelli che culmina nell’indicatore finale di sintesi, denominato IMC (Indice di Maturità Complessiva). L’IMC rappresenta il vero motore del benchmarking territoriale: non è una semplice media matematica, ma un indicatore evoluto che restituisce una lettura aggregata del livello di sviluppo e della maturità complessiva della destinazione, derivante direttamente dalla correlazione dei sei indici puntuali. Si tratta dello strumento più utile ai fini della comparabilità, poiché permette di misurare l’equilibrio complessivo del sistema e di posizionare i territori entro un quadro coerente.
L’indicatore finale di sintesi si alimenta e si articola a partire da sei dimensioni analitiche specifiche, intese non come compartimenti stagni, ma come componenti interdipendenti:
L’efficacia del modello ANDI risiede proprio nella dialettica tra questi indici e l’IMC: mentre i singoli indicatori misurano le performance delle aree specifiche, l’indicatore finale di sintesi permette di interpretare come queste diverse componenti interagiscano, offrendo ai policy maker una diagnosi unitaria e coerente del proprio modello di gestione.

Per rendere leggibile la complessità, il modello ANDI posiziona ogni destinazione lungo due direttrici principali: struttura & strategia (governance, pianificazione, organizzazione) posizionata sull’asse Y, operatività & mercato (capacità di attivazione, presenza sul mercato, execution) posizionata sull’asse X. L’intersezione di queste due dimensioni genera una matrice che identifica 4 quadranti (macro-cluster) che permettono di interpretare i pattern ricorrenti tra le destinazioni esaminate.

Il modello a quadranti presenta un limite importante: due destinazioni nello stesso quadrante possono essere molto diverse tra loro per caratteristiche, criticità e priorità, dimostrando che il posizionamento non basta per decidere. Per supportare le decisioni è necessario un livello di analisi più granulare; ANDI individua pertanto 9 cluster che mappano i modelli di funzionamento concreto:

Il modello ANDI evidenzia come la competitività futura dei territori italiani non possa più basarsi sulla semplice rendita derivante dalle attrattività spontanee o dalle risorse esogene. Il passaggio cruciale verso un turismo di gestione organizzata richiede il superamento delle letture parziali e delle frammentazioni informative che storicamente penalizzano il settore.
In questa prospettiva, la governance turistica deve evolvere stabilmente in un’infrastruttura attiva e abilitante. Il valore del modello risiede proprio nella sua capacità di agire su tre livelli applicativi integrati: come strumento di autovalutazione per mappare i punti di forza e le aree di miglioramento gestionali; come dispositivo di benchmarking per favorire il confronto diretto tra territori; e come supporto alle decisioni per orientare le priorità di intervento e guidare i processi di sviluppo.
L’applicazione del framework su scala territoriale più ampia, in particolare a livello regionale, offre ai policy maker una base conoscitiva condivisa e basta su evidenze concrete. L’adozione di questo linguaggio comune permette di calibrare i finanziamenti d’area e le politiche pubbliche, accompagnando le destinazioni nel percorso di transizione verso modelli di gestione integrati, sostenibili e orientati al mercato.
Lascia qui i tuoi contatti per essere ricontattato e svolgere l’intervista guidata online tramite la quale ti mostreremo lo strumento e svolgere l’audit della governace turistica.