Far crescere un festival o duplicarne la formula? “La risposta è arrivata osservandoci da fuori”

Dall’analisi con il modello Dinamica alle prospettive future grazie al bando UE vinto insieme a Ideazione. Denis Longhi, docente e formatore – oltre a essere un’autorità in materia di jazz e black music – racconta l’Associazione Casanoego e l’evoluzione del festival Jazz:ReFound, di cui è direttore artistico e produttore.

Chi è cosa fa Casanoego?

L’Associazione si è costituita nel 2008 con lo scopo di valorizzare le performing arts legate alla musica. Nel corso dei primi anni, ci eravamo concentrati sull’obiettivo di produrre il festival Jazz:ReFound, che aveva alcune serate satellite a Vercelli. In seguito abbiamo ampliato i nostri progetti sull’asse Milano-Torino e nel 2014 il festival si è spostato a Torino, dove abbiamo stretto legami con il Comune, occupandoci anche di sostenibilità e welfare. È stata la stagione di Black&Forth, la versione invernale di Jazz:ReFound che animava i locali, e del consolidamento della nostra formula di residenze artistiche.

Denis Longhi
Denis Longhi è direttore artistico e produttore del festival Jazz:ReFound

In seguito il Festival si è spostato ancora.

Sì, dal 2019 Jazz:ReFound è a Cellamonte Monferrato e abbiamo creato una società, Happyfew, per gestire gli aspetti commerciali delle attività. Guardando in prospettiva, da Casanoego è nata una filiera di prodotti discografici ed editoriali, l’asset non è più limitato al solo festival. Questo ha avuto anche un impatto sulla vita di chi è coinvolto: nel 2013 eravamo tutti volontari, oggi l’Associazione dà lavoro a 10 persone.

La consulenza di Ideazione ha avuto un ruolo in questo percorso?

Ci ha aiutato a osservare noi stessi da fuori. Quello di cui avevamo bisogno, e lo avevamo capito da tempo, era un giudizio terzo da fuori su chi fossimo e sui nostri valori. E più concretamente, sulle potenzialità di Casanoego e dei suoi prodotti. Insieme a Ideazione, è emerso per esempio che Jazz:ReFound era prossimo alla sua forma commerciale completa. Crescere oltre i 2.500 frequentatori al giorno raggiunti nelle ultime edizioni non era funzionale. Molto più lungimirante duplicarlo su altri ambiti musicali o altri immaginari estetici.

In che modo siete arrivati a questa strategia?

Il processo è iniziato con un’analisi SWOT da cui sono emerse le informazioni utili per lavorare sui prodotti. Con Ideazione sono stati gli elementi per rendere più efficienti i costi del nostro modello di festival e di aumentarne la resa. Risultato: a luglio 2022 abbiamo lanciato il festival Transatlantica nell’entroterra di Genova, che è andato in attivo alla prima edizione. A ottobre ci siamo spostati a Tortona con Weekender, uno spin off di Jazz:ReFound, che sta acquisendo forza di brand proprio.

Quali prospettive il modello Dinamica ha fatto emergere per Casanoego?

Il punto è che tutte le persone che collaboravano con noi lo facevano con entusiasmo e in amicizia, ma può essere un problema perché sono assenti contrasti e critiche. Nei mesi più neri del Covid è nata l’idea di riflettere su noi stessi. Quindi era importante avere qualcuno che potesse restituire valutazioni oggettive e sapesse far emergere anche i nostri lati deboli. Tutto questo per essere messo a servizio dell’aspetto economico. È stata una fase di progettazione che ha dimostrato come potessimo lavorare su obiettivi ambiziosi.

Dove immagini Casanoego tra due anni?

Questo processo ci impegnerà fino al 2024. E saranno due anni densi di nuovi progetti finanziati in parte da bandi UE, Siae, Fondazione Compagnia di San Paolo. Segnalo in particolare il bando Creative Europe dell’UE perché lo abbiamo vinto proprio insieme a Ideazione, che ci ha seguito in fase di progetto. Il festival su cui stiamo lavorando lo vogliamo intitolare 7th Extinction e coinvolgerà altre due realtà culturali di Germania e Portogallo in un calendario di residenze artistiche legate alla musica elettronica. Ma per ogni località coinvolta, all’evento sarà applicato un modello di capacity building rivolto agli artisti sulle tematiche del mondo digital e della sostenibilità. Eravamo ambiziosi, ora sicuramente lo siamo ancora, ma con più metodo.

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