La Misura 22

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Dopo il Piano strategico e la Commissione per il rilancio del turismo, arriva anche la Misura 22: c’è sempre materiale su cui scrivere, dibattere e confrontarsi. In attesa di qualcosa da fare.


Lo scorso 19 settembre il Governo ha varato il piano “Destinazione Italia”, pensato per attrarre investimenti economici e finanziari nel nostro Paese. Tra le cinquanta misure previste dal piano ce n’è una che qui ci interessa da vicino.

Si tratta della Misura 22, “Un turismo capace di cogliere le opportunità globali”. E sì, perché con un settore turistico che in tutto il mondo mostra il segno “+” e con il 50% dei flussi turistici italiani proveniente dall’estero, il mercato turistico italiano offre enormi potenzialità di attrazione di capitali stranieri.

E “se è vero che l’Italia rimane in cima ai desideri di viaggio – si legge nel documento – deve ora essere posta in condizione di intercettarli pienamente, puntando a una destagionalizzazione del flusso turistico, a una riqualificazione dell’offerta ricettiva, a una crescita dimensionale delle aziende del settore”.

Le soluzioni

Sono sette le strategie che il Governo intende mettere in campo: stimolo alla crescita dimensionale delle imprese turistiche, una nuova normativa sulla classifiicazione alberghiera, incentivi allo sviluppo del turismo nel Mezzogiorno, destagionalizzazione dei flussi, formazione, Internet e turismo sostenibile.

Il primo punto della misura prevede stimoli fiscali alla crescita dimensionale delle imprese turistiche, problema “storico” del nostro paese, messo recentemente in luce dalla Banca d’Italia:

Nel 2009 le aziende italiane avevano 31 posti letto contro i 60 della Germania e della media UE, gli 80 della Spagna e i 200 della Francia. Nella graduatoria delle principali catene alberghiere mondiali, il primo gruppo italiano è oltre il 150° posto. (Il turismo internazionale in Italia: dati e risultati – Banca d’Italia 2013).

La soluzione prospettata dal Governo è di riconoscere, in conformità con le regole dell’Unione europea, benefici fiscali e contributivi per tre anni alle imprese che si aggregano e concedere incentivi per investimenti greenfield (cioè per l’impianto di uno stabilimento in un nuovo paese) e brownfield (se frutto di riconversione).

La seconda strategia riguarda la classificazione alberghiera, da regolare secondo “gli standard europei e internazionali”. Sarebbe un gran passo avanti, dal momento che in Italia ognuno (ogni Regione, in particolare) fa storia a sè: vaglielo a spiegare al turista cinese perché le tre stelle piemontesi non sono uguali alle tre stelle campane. Terzo punto: il Mezzogiorno. Riconosciuto come “area ad alto potenziale turistico”, sarebbe per il Governo il classico “due piccioni con una fava”, nella speranza che lo sviluppo turistico porti con sè anche quello economico e occupazionale.

Altro punto dolente per il turismo italiano: la destagionalizzazione. Qui il Governo vorrebbe risolverlo ad esempio con accordi con agenzie e tour operator per “la promozione del prodotto ‘terme italiane’ (relax accessibile) e la valorizzare il segmento wellness.” Quinto aspetto da migliorare: la formazione, “con l’obiettivo di rendere maggiormente attrattive le professionalità del settore”.

Si arriva poi a Internet: dal portale Italia.it ai social network, il Governo riconosce che ancora c’ è molto da fare. Ultima strategia è l’incentivazione turismo verde e sostenibile (cicloturismo e trekking) capaci secondo il Governo “di generare forti flussi economici con limitati investimenti pubblici”.

E quindi?

Insomma: sembra buttato dentro a forza, ma almeno il turismo continua a rimanere una priorità per l’Italia. Tanto che non ci è bastato nel giro di un anno produrre un Piano strategico e nominare una Commissione. Adesso abbiamo anche una Misura nuova di pacca da smontare e su cui ironizzare e da dimenticare.

Certo, però: oltre all’indicazione dei benefici fiscali per le imprese che si aggregano – ma, attenzione: bisogna sperare che la Ue non se ne accorga – c’è poco di pratico, di immediatamente cantierabile, di anche solo lontanamente attuabile. Una misura, quindi, non per cominciare a fare qualcosa, ma per avere qualcosa di nuovo da criticare al prossimo workshop sul turismo.