La sfida italiana del Museo 3.0

blog-ottobre-al-museo

Si moltiplicano le iniziative per aumentare il social engagement: saranno in grado i musei di gestire efficacemente la reputazione online?

“Più digitale fa bene al turismo culturale” così titola, e a ragione, l’articolo di Guida viaggi che riporta i dati di un’interessante indagine di Bem reasearch. I ricercatori  hanno  analizzato il sito web, la presenza social, su Facebook nella fattispecie, e digitale (se hanno un’App, come interagiscono con Tripadvisor) del museo a pagamento più visitato di ogni Regione italiana, dal Colosseo al Museo Egizio, al Cenacolo Vinciano.

Secondo questa indagine, ipotizzando un miglioramento dell’utilizzo del digitale ed estendendo i risultati a tutti i musei italiani, le visite potrebbero aumentare da 180mila unità a due milioni. Questo significherebbe, ovviamente, anche maggiori entrate economiche, comprese tra i 700mila e gli oltre 7 milioni di euro.

Un’opportunità che i nostri musei non possono certo lasciarsi scappare e questo sembra averlo capito anche il Mibact che, da un paio d’anni, ha intrapreso diverse iniziative che vanno proprio nella direzione di un incremento dell’utilizzo del digitale.

Primo fra tutti il progetto MuD che, come si legge sul sito, nasce con l’obiettivo di aumentare le performance dei musei italiani in ambito digitale, potenziando in modo consapevole l’aspetto tecnologico della comunicazione. Il progetto parte dalla convinzione che la tecnologia sia in grado di amplificare il messaggio culturale – offrendo ai fruitori altre opportunità di vivere il museo rispetto all’estemporaneità della visita – e intende supportare concretamente i musei nella progettazione della propria identità digitale e nell’individuazione di una strategia efficace per l’audience engagement.

Se si parla di social engagement non si può non si pensare al fenomeno dell’estate, l’app Pokemon Go, che, oltre a incidenti e batterie esaurite, ha portato, come positivo effetto collaterale, un sacco di giovani a scoprire il patrimonio delle proprie città andando alla ricerca dei vari Pokemon nascosti qua e là.

Basti pensare che l’associazione culturale Tuo Museo ha addirittura pubblicato una guida online per spiegare ai musei e ai luoghi di interesse come sfruttare a proprio vantaggio questo fenomeno.

Proprio al meccanismo di Pokemon GO sembra strizzare l’occhio l’ultima, interessante iniziativa del Mibact in tema di inclusione digitale: “Ottobre al museo. Cerca le opere e condividile sui social”. A partire da ottobre, ad ogni mese è dedicato un tema, scelto sulla base della stagione, dell’attualità, di fenomeni di costume, di eventi di risalto nazionale e internazionale o traendo ispirazione dai capolavori del nostro patrimonio. Il tema di ottobre è l’uva, la vendemmia, il vino. Eliminato quindi il divieto di fotografare le opere esposte (grazie al decreto cultura del 2014) i musei invitano i visitatori ad appropriarsi delle opere e a condividerle liberamente sui social.

Più digitale dunque sembra essere il mantra, e noi siamo assolutamente d’accordo, che le istituzioni hanno deciso di seguire. Avendo ben chiaro però che digitale non implica solo contenuti prodotti direttamente dal museo – e sui quali esso ha pieno controllo -ma anche (e soprattutto), contenuti eteroprodotti.

L’esperienza al museo, infatti, non coincide più con la sola visita. Comincia molto prima, con la ricerca delle informazioni sui canali istituzionali e con uno sguardo alle opinioni di chi ci è già stato. Prosegue con la condivisione degli aspetti più salienti attraverso i social e, sempre più spesso, prevede anche una valutazione finale dell’esperienza, che sarà, ovviamente condivisa.

Questo patrimonio di conversazioni, che rappresenta un’ottima opportunità per il museo, se non gestito in maniera professionale, può addirittura rivelarsi un boomerang.

Il supporto non poteva che arrivare dal mondo digitale: travel appeal, app che aiuta alberghi, destinazioni e ristoranti a gestire la propria reputazione online, ha creato una versione anche per i musei. E non solo, ha anche monitorato per un anno la reputazione di 20 importanti musei nazionali arrivando a misurare il grado di soddisfazione dei visitatori in relazione a diversi item: accoglienza, accessibilità, costo, etc.

I risultati, pubblicati proprio sul sito del Ministero, contengono interessanti indicazioni sull’uso che dei social network fanno i visitatori oltre che della percezione dell’esperienza museale. In sintesi, Trip Advisor è il canale dal quale provengono la maggior parte dei contenuti, solo il 15% dei musei ha un account Instagram, percentuale che scende al 4% per Pinterest. L’esperienza – in generale in questi musei – è molto positiva, meno lo sono l’accessibilità e l’accoglienza.

Dati su cui riflettere per chiunque si occupi di musei e immaginiamo, di sicuro interesse per Paola, Alessia ed Elena che si apprestano a gestire per tre anni il Museo Villa Croce di Genova e a cui vanno i nostri migliori auguri per la loro impresa!