L’Italia del vino salvata dai giovani?

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Interessante la ricerca “Vino e giovani”, presentata dall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini nel corso di Vinitaly.

Lo studio fotografa un campione rappresentativo di 1500 italiani tra i 18 e i 35 anni, sfatando molti luoghi comuni sul senso dei giovani per il vino. A partire dal fatto che il vino supera la birra: è la bevanda alcolica preferita dalla metà dei giovani intervistati (49%).

A guidare le scelte di questi consumatori junior non sono “marca” (5%) o “packaging” (8%), ma l’attenzione al territorio (18%), la qualità dei prodotti (12%) e la sostenibilità. Quasi la metà del campione ritiene ad esempio molto importante o determinante (48%) che un vino sia biologico e l’86% si dichiara disposto a spendere di più per acquistare un prodotto bio.

Quella dei 18 e i 35enni è un’eno-generazione che si affida alle etichette dei prodotti (68%) e si indirizza sulla produzione locale e nazionale (92%), con un’attenzione al territorio che denota una curiosità per l’intera filiera produttiva. Smitizzate le guide enologiche (a cui si affida solo il 12% degli intervistati), questi nuovi consumatori preferiscono rivolgersi a agricoltori e vignaioli (22%), esperti di vino (20%), sommelier (17%) e enoteche (15%), là dove si constata una conoscenza diretta del prodotto.

L’esperienza rappresenta infatti la chiave conoscitiva per questi winelover in erba, amanti delle degustazioni: prova ne è che il 67% ha già preso parte a eventi di tasting, conservando la voglia di parteciparvi (88%). Solo 1 su 10 legge articoli specializzati di settore, tra riviste, siti e blog, rivolgendosi in primis al web.

Insomma: rispetto a quanto scrivevamo ieri, i “Millennials” italiani fanno ben sperare sul futuro del mercato del vino nazionale.