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Avevamo accolto con favore l’idea di istituire il marchio “Italian Quality” per identificare i prodotti italiani con caratteristiche di eccellenza: con altrettanto favore ne accogliamo l’approvazione, nel corso dell’ultimo Consiglio dei Ministri del 31 gennaio. Questo il testo del comunicato emesso dal Governo:

Tra le principali novità introdotte c’è la creazione di un marchio per il Made in Italy agroalimentare, che contribuirà a rendere più semplice per i consumatori di tutto il mondo il riconoscimento dei prodotti autenticamente italiani. Il marchio sarà privato, facoltativo e in linea con la normativa europea e potrà dare un decisivo contributo alla lotta alla contraffazione e all’Italian sounding, che producono un danno all’export italiano di circa 60 miliardi di euro. Con lo stesso provvedimento si istituisce un credito di imposta per le aziende che investano in infrastrutture logistiche e distributive all’estero per i prodotti italiani. L’obiettivo è colmare uno dei principali gap che frena le esportazioni del Made in Italy, ovvero l’assenza di forti piattaforme distributive italiane fuori dai confini nazionali.

Certo, rimane la prevista “consultazione pubblica” per arrivare a un progetto davvero condiviso, prima che il disegno di legge sia posto in discussione in Parlamento. Tempi ancora lunghi per vedere il marchio in azione e il previsto “logo figurativo” campeggiare sui prodotti di qualità italiani, ma vogliamo comunque essere ottimisti. 

Dobbiamo, anzi, essere ottimisti: come si legge nel testo del DDL, “il «Made in Italy», inteso non solamente come produzione localizzata nel nostro Paese, ma come percezione del prodotto nel suo insieme, rappresenta un asset di enorme valore: secondo una ricerca condotta da KPMG nel 2010, è il terzo «marchio» più riconosciuto al mondo dopo Coca-Cola e Visa, mentre sempre secondo una ricerca condotta da KPMG nel 2011, l’export «Made in Italy» è cresciuto complessivamente del 25,1 per cento e solo verso i Paesi esterni all’Unione europea del 35,3 per cento”.