Dusseldorf: un’occasione mancata per il Made in Italy?

Appuntamento imprescindibile per qualunque realtà che operi nel settore vitivinicolo e – a maggior ragione – per chi, come noi, si occupa di mercati esteri, anche quest’anno abbiamo partecipato alla ProWein Trade Fair di Dusseldorf.

A far da nostra ambasciatrice, Elisa Spada, una delle referenti per i mercati esteri di Ideazione, a cui abbiamo chiesto di raccontarci le sue impressioni su questa famosa manifestazione.

ProWein, quanto è importante “esserci”?

Fondamentale! A mio avviso resta la fiera business di riferimento a livello europeo per il mercato del vino. Vi partecipano produttori, consorzi e importatori prevalentemente dei mercati occidentali: per i produttori è un’ottima occasione per incontrare nuovi importatori o per fare il punto con i propri, presentare nuovi prodotti e concordare le strategie.

È importante però arrivarci “preparati”: al ProWein, a differenza del Vinitaly, si deve andare con l’agenda, prendere prima gli appuntamenti con i referenti delle realtà con cui si vuole collaborare.

Per noi che lavoriamo tanto con l’estero è un momento importante per incontrare i nostri partner – con cui organizziamo gli eventi di promozione dei vini italiani all’estero – o per conoscerne di nuovi con cui sviluppare nuove opportunità. Anche la localizzazione contribuisce a rendere così importante e strategico questo evento: siamo in Germania, il primo mercato di riferimento per l’Europa e per l’Italia.

Cosa ci dici a proposito della presenza italiana?

Un produttore italiano può partecipare al Prowein in tre modi: con un proprio stand, all’interno di uno stand di un consorzio o di una collettiva o nello spazio del proprio importatore. Ne emerge un quadro di grande frammentazione del vino italiano poiché le nostre cantine sono sparse in diversi padiglioni non immediatamente riconducibili all’Italia. Di sicuro è un problema organizzativo ma salta all’occhio il fatto che manca un sistema Italia. Manca un sistema che organizzi la partecipazione unitaria dei consorzi e dei produttori italiani sotto l’egida del Made in Italy, cosa che invece non accade, ad esempio, per la Francia.

E per quanto riguarda il Piemonte?

Il Piemonte è – al momento – il fiore all’occhiello del vino italiano. I vini piemontesi sono fra i più ricercati e apprezzati. A livello organizzativo, però, le considerazioni sono le stesse fatte a proposito dell’Italia: c’è molta frammentazione anche fra i consorzi piemontesi.

Le nostre esperienze di promozione sui mercati esteri lo confermano: fare squadra non solo è una carta vincente ma è una necessità!

Infine una tendenza in atto – che potrebbe essere replicata anche dalle nostre delegazioni – è quella di organizzare, presso gli stand, delle degustazioni a scopo promozionale.Questi momenti, oltre a vivacizzare la giornata intervallandosi al ciclo di appuntamenti in agenda, possono essere una buona occasione per presentare, agli importatori i prodotti che si vogliono promuovere sui rispettivi mercati.