Viaggio alla scoperta del Museo del Vino a Barolo:  a 6 anni dall’inaugurazione continua a emozionare, sorprendere e coinvolgere


Nel 2002 Ideazione inizia a lavorare al progetto WiMu (Wine Museum a Barolo), ad oggi uno dei più importanti seguiti e, forse, il più esemplificativo per metodologia di approccio nel campo della valorizzazione museale. Un progetto che ci ha visti coinvolti in diverse attività: dall’ideazione alla realizzazione, dal coinvolgimento delle realtà del territorio al fund raising, dalla redazione dello studio di fattibilità all’organizzazione delle cerimonie per presentarlo agli stakeholder, dalla promozione fino alla gestione diretta del Museo per i primi due anni dall’apertura.

In quel periodo – ricorda Daniele Manzone, tra i fondatori di Ideazione ed amministratore delegato per 17 anni –  gestivamo il Castello Falletti di Barolo e ciò che conteneva, ovvero un museo etnografico sul vino. Fatte le opportune valutazioni sull’attrattività del brand Barolo, sulla notorietà del territorio nel mondo, sulle caratteristiche del maniero, abbiamo consigliato al Comune di pensare in grande: il Castello aveva delle potenzialità maggiori e poteva diventare un fortissimo attrattore culturale moderno legato al vino”.  La Regione Piemonte sposa subito il progetto e l’idea di ispirarsi all’innovativo Museo del Cinema di Torino e il conseguente coinvolgimento dell’architetto di fama mondiale François Confino sanciscono l’avvio dell’iniziativa. Un progetto maestoso e ambizioso, saranno 270 i professionisti impegnati  nella progettazione e nell’allestimento, 31 i mesi dedicati agli studi scientifici di fattibilità museografici, 44 quelli per la progettazione e l’allestimento, che da subito vede la cooperazione fra le più importanti realtà del territorio: tre fondazioni bancarie e l’Unione dei comuni del Barolo.

Ideazione ha avuto un ruolo centrale nella nascita e nella realizzazione del WiMu – continua Daniele Manzone – abbiamo sviluppato il progetto dei contenuti museografici, coordinato il comitato scientifico e i progettisti, gestito il fund raising. Abbiamo visitato i musei del vino di tutto il mondo per individuare best practise e criticità e arrivare a stabilire come avrebbe dovuto essere il nascente museo: innovativo, emozionale ed emozionante ma rigoroso nei contenuti”.

A 14 anni dall’avvio della progettazione il WiMu continua a rappresentare per noi un punto di riferimento in tema di valorizzazione museale e una case history che ha contribuito al nostro coinvolgimento in alcuni importanti progetti in questo ambito. Siamo infatti impegnati nella redazione dello studio di fattibilità del nascente Museo “Romano Levi e la donna selvatica della Grappa in Piemonte” e stiamo lavorando al progetto Villa Croce, la prima esperienza in Italia di alta formazione e successiva sperimentazione gestionale di un Museo, quello di Arte Contemporanea di Villa Croce di Genova.


wimu

Sono passati già 6 anni dall’inaugurazione del WiMu, com’è il Museo del vino oggi, e quali sono le più importanti prospettive per i prossimi anni? Lo abbiamo chiesto ad Alessandra Muratore, coinvolta nelle fasi finali del progetto, attualmente responsabile del WiMu e coordinatrice della Barolo & Castles Foundation che gestisce il Museo.

Dall’apertura ad oggi, aspetti di continuità ed evoluzioni.

Per quanto riguarda  gli allestimenti e il percorso il Wimu è ancora come allora. È in continua evoluzione, invece, il nostro rapporto con i visitatori. Sono tanti, (oltre 46.000 lo scorso anno), e quanto mai eterogenei: 32% di stranieri delle più varie provenienze; visitatori singoli rappresentati da esperti, appassionati, curiosi, di tutte le età. Ci sono i gruppi organizzati, le scolaresche (dalla scuola dell’infanzia alle superiori), le famiglie.
Fin dai primi mesi dall’apertura abbiamo cominciato a lavorare ai servizi e alle iniziative da proporre ai visitatori per arricchire la loro esperienza di visita. Approfondendo la nostra conoscenza dei fruitori abbiamo potuto affinare l’offerta, ampliandola per riferirla a tipi diversi di pubblico. Il WiMu per le sue caratteristiche si presta a diversi tipi e livelli di lettura e fruizione e assecondarle e valorizzarle ci è venuto naturale. Al momento chi vuole visitare il WiMu può disporre di numerose possibilità, in alternativa alla visita in autonomia: dai servizi educativi per gli adulti alla didattica per le scolaresche; dalle attività per famiglie alle visite esperienziali; dal kit di visita ludica per adulti alle iniziative dedicate ai bambini, alle attività di fruizione studiate per gruppi aziendali.
Ci stiamo quindi concentrando sull’offerta nei confronti di alcuni pubblici specifici, che vorremmo ampliare: in primis quello delle famiglie e dei cosiddetti  giovani-adulti, segmenti – specialmente il secondo – molto complessi e stimolanti.  

Quali sono i  visitatori “tipo” e da quali aspetti del Museo, a tuo parere, sono attratti?

Il WiMu non ha una collezione, si configura come un percorso di visita che si snoda fra numerosi ambienti che raccontano aspetti diversi del mondo e della cultura del vino e che il suo creatore, Confino, ha reso “avvolgenti” rispetto al visitatore. Il visitatore è chiamato a confrontarsi con gli ambienti che attraversa per compiere un viaggio di scoperta dalla natura alla storia, dal mito alla quotidianità, perché il vino è quello: è natura e mito, è nella quotidianità dell’uomo e quindi lo ritroviamo nelle sue innumerevoli espressioni artistiche, presenta un’infinità di declinazioni da raccontare. Questo rende il WiMu speciale perché, come dice Confino, racconta il rapporto del vino con l’uomo e non il vino come “prodotto alimentare”.
Il tema, il taglio e il modo di raccontarlo generano un mix che per tutti è coinvolgente ed emozionante e che ciascuno vive e fruisce in modo molto personale. Questo non è sempre facile da comunicare: lo è di più il fatto che sia interattivo, emozionante, multimediale e questi aspetti – oltre al tema vino naturalmente – sono quelli che attraggono il visitatore “tipo”, che entra spinto da queste caratteristiche, ma esce con molto di più. Ce lo dicono i commenti post visita, e non c’è soddisfazione più grande che il WiMu possa darci.

Il Wimu e le Langhe: scambi e sinergie col territorio

Il WiMu è sicuramente un attrattore forte, importante per il territorio a cui molto da e da cui molto riceve. E le collaborazioni con numerose realtà sono all’ordine del giorno. Al WiMu non si sale in vigna e non si scende in cantina, non si descrive il lavoro che in esse i vignaioli svolgono per produrre i loro vini. In questo ravviso una sinergia davvero intelligente del WiMu con il mondo esterno. Il WiMu è circondato da una miriade di vigne e cantine e nessuno meglio dei produttori può raccontare il vino, la sua fatica, la sua esperienza. Il WiMu ha aggiunto qualcosa che non c’era e che difficilmente è raccontabile da una cantina o un’enoteca. Analogamente, al WiMu manca, nella fruizione normale, la degustazione del vino, che è invece effettuabile nell’Enoteca regionale del barolo a cui il percorso del WiMu opportunamente approda. Nel nostro futuro c’è un progetto finalizzato a valorizzare questo rapporto con il territorio: si viene al WiMu per conoscere il vino come prodotto e produttore di cultura e si esce dal WiMu per conoscere il vino come prodotto e il suo territorio.

Il WiMu domani: novità e progetti in cantiere

La aspettiamo da un po’, ma finalmente è in arrivo la collezione di etichette donata dal prof. Baroni Urbani al Comune di Barolo. Circa 282.000 etichette da vino che il professore ha raccolto in vent’anni di dedizione condivisa con la moglie. Sicuramente una delle più importanti al mondo, con esemplari che vanno dalla fine del Settecento ad oggi, passando per 104 Paesi. Un tassello importante che arricchisce l’offerta culturale del WiMu. E poi una maggiore attenzione al rapporto con i visitatori tramite i social e una nuova app, attività che svilupperemo grazie ad un finanziamento della Fondazione CRC sul bando Musei Aperti, finalizzato al coinvolgimento di nuovi pubblici. Inoltre, l’attenzione speciale alle famiglie, ai giovani e una serie di progetti per rendere l’esperienza di visita del WiMu ancora più coinvolgente.