OCM: i soldi che non spesi

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Ci risiamo. Ogni volta che esce una notizia sui fondi per la promozione prevista nell’ambito dell’OCM-vino si scatena un putiferio. Questa volta, però, a ragione: nell’ultimo biennio tra fondi non utilizzati nel 2014 e quelli non erogati nel 2013, le Regioni italiane si sono “perse” 33 milioni di euro per la promozione vini nei Paesi terzi.

La prima, forte reazione è arrivata da Domenico Zonin (Presidente UVI), che in un editoriale sul Corriere Vinicolo ha sostenuto che la cause di questo “spreco” sono “inefficienze burocratiche, miopie localistiche e anche, riconosciamolo, per caratteristiche oggettive del sistema imprenditoriale italiano”. La soluzione, secondo Zonin, starebbe in una ripartizione di queste risorse con criteri più “imprenditoriali” e meno “politici” – e una diversa ripartizione dei fondi, aumentando la quota nazionale (oggi è al 30% del totale assegnato al nostro Paese, contro il 70% alle Regioni).

Un altro punto di vista è quello di Andi Punter, direttore marketing ed export della nota azienda altoatesina Franz Haas, che ben rappresenta la voce dei piccoli produttori: “Il problema menzionato dei progetti ocm sarà o sembrerà complesso, ma la triste realtà è, che si tratta di progetti fatti per le grandi imprese ed i rispettivi gruppi”. Punter rivolge una serie di domande (retoriche…) al mondo del vino, nel caso specifico al direttore della rivista Wine Meridian: “Quante piccole o medie imprese, o ATI di queste, sono riuscite ad accedere per il prossimo biennio? Chi può fare una pianificazione marketing triennale soprattutto limitata a determinati paesi terzi? Lei crede che il piccolo/medio produttore è in grado di farlo?”

Insomma: si delinea una battaglia fra “grandi” e “piccoli”, che inevitabilmente non potrà che danneggiare l’intero settore del vino e la sua promozione all’estero.

Noi, dal nostro punto di osservazione, sottoscriviamo con forza l’opinione con cui Fabio Piccoli chiude la sua risposta a Punter: “Noi siamo sempre più convinti che per alcune regioni, alcuni territori, alcune denominazioni – dove magari la frammentazione delle imprese è ancor più forte, dove non sempre vi sono aziende traino – la via della promozione collettiva, capace di aggregare le aziende, di consentire economie di scala più coerenti con i diversi modelli produttivi sia indispensabile e vada agevolata il più possibile”.

Non solo la sottoscriviamo. La facciamo nostra: da anni ormai, seguendo le attività del Consorzio I Vini del Piemonte, ispirate tutte alla filosofia del “fare squadra” che, a detta di tutti i commentatori, garantisce il successo delle azioni di promozione internazionale finanziate dall’OCM vino.