Piano strategico del turismo: almeno c’è…

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Be’, almeno c’è.

È questa, in estrema sintesi, la nostra reazione alla lettura del Piano strategico per il turismo Italia 2020: un documento da cui partire, scritto con il buonsenso utile a tratteggiare le debolezze del turismo italiano. Al di là di qualche indicazione – anche qui: di buonsenso – una vera e propria strategia tuttavia non esiste.

Ma vogliamo essere fiduciosi. Certo, per un piano strategico la strategia ci pareva importante, ma apprezziamo lo sforzo: serve comunque un punto di partenza, un elenco di priorità da seguire e correzioni da apportare prima di prendere il largo. Forse, come ha notato Joseph Ejarque, sembra più un documento programmatico che un piano strategico.

Si tratta comunque, per l’Italia e per il suo settore turistico, di una piccola rivoluzione: “Niente di così innovativo, ma ordinato, chiaro e non nasconde problemi: non siamo abituati” ha commentato Roberta Milano.

Ed è effettivamente così: il Piano individua alcuni problemi principali (debolezza della governance, scarse risorse per l’ENIT, “nanismo” delle imprese turistiche, incapacità di costruire nuovi prodotti, infrastrutture insufficienti,  formazione inadeguata, scarsi investimenti internazionali) e ne propone altrettante soluzioni.

In molti casi, però, le soluzioni devono già fare i conti con prese di posizione preventive: sulla necessità di una governance unitaria e sulla revisione del Titolo V della Costituzione, ad esempio, le Regioni hanno già messo le mani avanti, così come sul ripensamento del ruolo dell’ENIT è stata immediata la reazione del presidente Pier Luigi Celli: “Ci sono cose più urgenti da fare che non discutere di assetti istituzionali, perderemmo solo tempo quando invece la priorità è operare”.

In altri casi, invece, il Piano si è dovuto scontrare con la fretta dettata dalla fine anticipata del Governo: a proposito di Regioni e della loro reazione, ad esempio, forse consultarle prima sarebbe stato strategicamente opportuno, anche perché non si capisce il motivo per cui ci siano stati confronti con “organizzazioni di settore” come la Fondazione Italia-Cina e Visit Britain, come fa giustamente notare Stefano Landi.

Insomma: il piano c’è. Il problema è che non c’è più un Governo che possa metterlo in pratica (il prossimo: che ne farà?) e ci sono anche molti che, quel piano, vorrebbero smontarlo pezzo a pezzo. 

Voi, cosa ne pensate?

 


Il Pdf del Piano strategico