Piemonte uno-punto-zero

 

In un solo giorno due piccoli, ma poco incoraggianti segnali – con relative discussioni in rete – per il Piemonte e la sua offerta legata all’enoturismo. La prima: tra le migliori mete enologiche segnalate dagli utenti di TripAdvisor il Piemonte non compare, sebbene tra Langhe e Roero non manchino occasioni per i cosiddetti “winelover”. La seconda: sul nuovo (e a nostro parere promettente) Winerist nessuna traccia di pacchetti turistici legati al vino – nemmeno nelle Langhe, tanto per citare una destinazione (non) a caso. 

E allora? Improvvisamente Barolo & Barbaresco non “tirano” più? Improbabile: basta fare un giro sui blog e sui forum dedicati al mondo del vino per essere smentiti. Forse il problema è altrove: non fra i filari, ma sulla rete. Forse il problema sta nel ritardo – culturale, più che tecnologico – di un territorio abituato a comunicare sui media tradizionali, ma ancora non persuaso che i turisti, oggi, viaggiano su Internet.

Che fare, allora? Formare, investire, lavorare in rete (con la doppia valenza: insieme e su Internet). Magari prendendo spunto da due, recenti esperienze positive come il convegno organizzato dall’Ente Turismo delle Langhe e il corso “firmato” @collinedigitali. Sono esperienze di buon auspicio, che non devono restare isolate. E che vanno rafforzate sia da interventi del sistema pubblico – secondo una prospettiva di governance locale che individui strategie generali di comunicazione e strumenti e canali per diffondere la cultura digitale – sia degli operatori privati – con operazioni in grado di coinvolgere il pubblico sul web.

Le Langhe sono uno dei paradisi enogastronomici più celebri al mondo, ma non è certo colpa di Trip Advisor se non viene riconosciuta loro questa fama: la ragione e al tempo stesso la soluzione del problema è nelle mani degli operatori – e di come le sapranno usare sulla tastiera di un pc.

Si (ri)parte da qui: non c’è altra scelta.