Promuovere il vino italiano all’estero: non è (solo) una questione di finanziamenti.


L’abbiamo letto con attenzione, ne abbiamo discusso a lungo: in questo articolo apparso sul Sole 24 Ore il vicepresidente del Consorzio Grandi Marchi, Sandro Boscaini, pone una questione di grande attualità. In estrema sintesi: si può pensare a una gestione più efficiente dei fondi europei per la promozione del vino italiano all’estero?

Boscaini individua il problema nella “regola base che prevede che il budget venga gestito per due terzi dalle regioni e solo per un terzo dal ministero per le Politiche agricole per piani di respiro nazionale”. Una gestione che, sempre secondo Boscaini, “non ha favorito in mercati lontani, come la Cina, la diffusione di un messaggio unitario sul vino italiano, perché ogni regione ha finito per fare partita a sé anche in concorrenza con i vini di altre aree del Paese”.

Quella della necessità di fare sistema e di muoversi sui mercati internazionali con alleanze strategiche è una questione che ci sta molto a cuore, sulla quale avevamo già in passato espresso il nostro punto di vista con questo post. Ma se Boscaini individua la soluzione in una ripartizione economica, nel nostro piccolo la scorgiamo in una rivoluzione culturale: la soluzione, secondo noi, non sta tanto in una diversa distribuzione delle risorse tra nazionali e regionali, ma nella capacità dei Consorzi e dei produttori di mettersi in rete con altre produzioni.

Perché se nel mondo del vino – e dell’agroalimentare in generale – la centralità del settore privato è estremamente rilevante (per quanto le risorse pubbliche siano indispensabili a realizzare le attività), dislocare diversamente le risorse pubbliche non favorirebbe automaticamente la messa in rete dei produttori per la loro promozione all’estero.

Servono, piuttosto, una nuova consapevolezza e la maturità che hanno mostrato ad esempio il Consorzio I Vini del Piemonte e il Consorzio delle Doc del Friuli Venezia Giulia accettando la nostra proposta di organizzare un evento unitario – a Varsavia, il prossimo 29 maggio – attraverso il quale ottimizzare le risorse a disposizione e provare a offrire ai winelover polacchi una visione più estesa del mondo del vino italiano. Le stesse caratteristiche che, nel prossimo autunno, vedranno ancora il Consorzio I Vini del Piemonte e quello del Brunello di Montalcino presentarsi insieme a Copenaghen per un evento comunte.

“Fare alleanze”, del resto, è la raccomandazione che l’ICE esprime in ogni suo rapporto sui mercati esteri del vino. Anche qui: si tratta di un’esigenza dettata dalla scarsità di risorse, ma anche di un buon servizio che produttori e Consorzi possono fare ai winelover che incontrano in giro per il mondo offrendo loro una panoramica più ampia della produzione nazionale. Ed è, naturalmente, anche un buon servizio all’immagine unitaria dell’Italia sui mercati internazionali.