Il 2026 per noi non è un anno qualsiasi: segna trent’anni di attività. Sarà un anno di festeggiamenti, ma come spesso succede, anche di riflessioni su ciò che abbiamo realizzato in tutto questo tempo.

Il 2026 per noi non è un anno qualsiasi: segna trent’anni di attività, idee e progetti che hanno lasciato un segno in diversi territori del nostro Paese.

Sarà un anno di festeggiamenti, ma come spesso succede, anche di riflessioni su ciò che abbiamo realizzato. Perché “cambiamento” significa sì guardare avanti, ma con la consapevolezza del percorso fatto. Ed è per questa ragione che, nel raccontare i nostri primi trent’anni e immaginare i prossimi, vogliamo volgere lo sguardo anche indietro, farlo posare su quelle idee che ci hanno accompagnato fin qui, cambiando anche il nostro punto di vista su di esse. Lo facciamo, in questo primo appuntamento, con Enrico Ferrero, amministratore delegato di Ideazione.

Il nostro lavoro ha una funzione precisa, se vogliamo anche banale: rendere “confortevole” il processo di cambiamento.
Partiamo dal “cambiamento” più evidente che abbiamo deciso di affrontare: una nuova identità, chiamata a raccontare meglio quello che siamo diventati.

In questi anni siamo cambiati da molti punti di vista ed era il momento di comunicarlo anche visivamente. Oltre al segno grafico, mi piace aver messo al centro dell’operazione di rebranding quel “abitiamo il cambiamento” che accompagnerà la nostra comunicazione. È un concetto a cui teniamo molto, con diverse sfaccettature di significato che descrivono bene, tutte insieme, quello che facciamo ogni giorno.

Il presupposto è che il cambiamento è un processo inevitabile: ogni territorio, ogni comunità deve farci i conti, costantemente. Noi stessi, come persone prima ancora che come professionisti, lo assecondiamo ogni giorno. Quello che diventa decisivo, allora, è saperlo gestire, saper governare la complessità che esso si porta dietro.

Abitare il cambiamento significa saperlo governare.

Quello che facciamo è “abitare” il cambiamento. In termini di impegno – seguiamo progetti che guardano al medio e al lungo periodo – e di approccio: grazie alle nostre competenze complementari lo frequentiamo con disinvoltura. Per questo sappiamo aiutare i territori e le comunità che li abitano a gestirlo, liberandosi dai timori e dalle resistenze che, spesso, sono le risposte più immediate e naturali.

Ci piace pensare che il nostro lavoro abbia una funzione precisa, se vogliamo molto semplice: rendere “confortevole” il processo di cambiamento. E che, nel lungo periodo, porti come risultato il fatto che le comunità si sentano a loro agio – a “casa”, per così dire – nel nuovo contesto che insieme abbiamo allestito.

La complessità è nel nostro DNA.

La complessità che i processi di cambiamento portano con loro non può che essere gestita con un approccio multidisciplinare: oggi possiamo contare su competenze e sensibilità molto diversi fra loro, professionisti che guardano allo sviluppo territoriale da un punto di vista economico, sociale, culturale, paesaggistico e ambientale.

E questa convivenza fra “anime” diverse ha anche plasmato l’identità stessa di Ideazione: fino a qualche anno fa avevamo un approccio “verticale” sulle nostre aree di competenza, con progetti di sviluppo turistico, oppure di valorizzazione culturale, o ancora di promozione dell’eccellenza agroalimentare. Ma spesso utilizzati come singole “leve” di sviluppo.

Oggi, lavorando su processi di cambiamento territoriali, non possiamo che affrontarli in maniera verrebbe da dire “olistica”, mettendo in campo di volta in volta competenze differenti e complementari per poter rispondere a tutte le diverse sollecitazioni a cui territori e comunità sono sottoposte.

Il cambiamento porta con sé nuove opportunità.

Per poter “abitare” il cambiamento servono tre cose, fondamentalmente: le risorse per alimentarlo, una strategia per indirizzarlo, le competenze per gestirne gli impatti e assecondarlo. E sono esattamente le aree di competenza che attiviamo nei nostri progetti: project management, governance, capacity building.

E ne aggiungo una quarta: la capacità di far emergere le risorse “latenti”, ovvero quelle che esistono su un territorio e che nel corso del processo di cambiamento emergono come leve di sviluppo: sono quelle racchiuse nel concetto di “genius loci”, che ogni territorio italiano custodisce e spesso ha bisogno di esprimersi appieno.


Quando è cominciata l’avventura di Ideazione, a questo punto, è semplice da dire: era il 1996. Ma il come e il perché è un racconto più articolato, che affidiamo a Daniele Manzone, che appunto trent’anni fa ebbe l’intuizione di fondare la società.

Ideazione è nata non per gestire il presente, ma per immaginare il futuro.
Lo sviluppo del turismo nelle Langhe deve qualcosa anche a noi…

Tutto è nato da scommessa, un po’ folle: se pensiamo a come oggi Ideazione stessa cura nei dettagli la nascita di progetti imprenditoriali mi rendo conto dell’assoluta improvvisazione che caratterizzò, ai tempi, la creazione dell’azienda. Perché Ideazione è nata da un sogno, non da un business plan. È nata dall’idea di sostenere uno sviluppo turistico delle Langhe di cui, ai tempi, non si intravedevano appieno le potenzialità che oggi le hanno rese una destinazione turistica di rilievo internazionale.

Si trattò già allora di “abitare” il cambiamento, quindi…

Lo abbiamo assecondato e stimolato: quando abbiamo cominciato a occuparci di turismo le Langhe erano conosciute da pochi “eletti”, pochi intenditori alla ricerca di nuove destinazioni. Intendiamoci: il Barolo e il tartufo erano già noti, ma in pochissimi erano pronti a intercettare quella domanda di servizi e di accoglienza che di lì a poco sarebbe diventata incalzante. Siamo stati tra i primissimi a credere nelle Langhe – e nel Piemonte più in generale – e a prevedere che quel patrimonio di prodotti enogastronomici e di tradizioni autentiche avrebbe attirato così tanti appassionati. Da quelle prime esperienze sarebbero poi nate realtà come quelle della Strada del Barolo e poi il Consorzio “I Vini del Piemonte” e ancora la Strada Romantica e la rete dei castelli delle Langhe. E poi il riconoscimento UNESCO a suggellare un successo ormai lampante.

Sono cambiate le Langhe e insieme a loro Ideazione stessa…

Ideazione ha attraversato diverse fasi: da quella “volontaristica” – non dimentichiamo che siamo nati come “spin-off”, si direbbe oggi, di un’associazione come Turismo in Langa – a quella della crescita – con tanto di errori dettati dall’inesperienza o dall’eccessivo entusiasmo – fino ad accettare come giusto le logiche di mercato e istituzionalizzarsi come società di consulenza.

Trent’anni dalla fondazione: e oggi? Anzi: tra trent’anni?

Io sono sicuro che Ideazione continuerà a percorrere la sua strada di crescita. Ma sono altrettanto sicuro che lo farà tenendo i piedi per terra e mantenendo fede ai valori che ne hanno segnato la crescita. Su tutti la capacità e la volontà di fare squadra, di progredire tessendo relazioni e reti, sapendo che nessuno può farcela da solo. E di contare sempre sulla forza e sul coraggio delle idee: perché Ideazione è nata non per gestire il presente, ma per immaginare il futuro.


In occasione dei nostri 30 anni, lanciamo un’iniziativa rivolta a organizzazioni che operano nei territori e che condividono una visione del cambiamento come processo intenzionale, strutturato e orientato all’impatto locale.

Il percorso si articola in quattro appuntamenti che, combinando ispirazione teorica e strumenti pratici, accompagneranno le organizzazioni in un processo di trasformazione consapevole, che riguarda sia il modo in cui operano internamente, sia il loro ruolo nei contesti in cui agiscono, all’interno di uno spazio fondato sul confronto e sull’apprendimento reciproco.

L’iniziativa è rivolta a enti del terzo settore e organizzazioni non profit, società cooperative, società benefit e B Corp che operano negli ambiti della cultura, dell’innovazione sociale, del turismo sostenibile, dello sviluppo locale e per le filiere agroalimentari sostenibili.

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