Vinitaly più International

A una settimana dalla chiusura dell’edizione “50+1” riflessioni sullo stato dell’arte del vino italiano.

Chiude i battenti con un bilancio positivo la più importante fiera del vino italiana, che si è tenuta a Verona dal 9 al 12 aprile.

I dati parlano di un aumento di espositori (+4% quelli italiani, +74% quelli stranieri) ma, soprattutto, di buyer e operatori del settore esteri. Appuntamento imprescindibile per i produttori italiani, per noi è un momento importante per incontrare i consorzi di vino che supportiamo nell’internazionalizzazione, come ci raccontano Elisa Spada e Monica Gallo, referenti per i mercati esteri di Ideazione.

“Al Vinitaly abbiamo fatto il punto sui prossimi eventi che stiamo organizzando con il Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato: Arvinis e My name is Barbera. 8 produttori di Barbera d’Asti, infatti, saranno presenti presso lo stand del consorzio di promozione I Vini del Piemonte, quest’anno ospite d’onore ad Arvinis, la più importante fiera per il mercato del vino in Svizzera. Sarà, invece, interamente dedicato alla promozione della Barbera d’Asti l’evento “My name is Barbera”, che si terrà martedì 25 aprile ad Amsterdam. Un’iniziativa cha abbiamo organizzato, insieme a I Vini del Piemonte, con lo scopo di presentare agli operatori del settore olandesi una delle denominazioni più diffuse e più importanti del Piemonte.

Abbiamo incontrato, poi, il Consorzio delle D.O.C. – F.V.G.: dopo aver organizzato diverse tappe promozionali gli scorsi anni in Nord Europa ed Est Europa siamo al lavoro su nuovi eventi per il 2018 ma, per ora, non possiamo dire di più!”.

Bocche cucite sul fronte della collaborazione con il Consorzio delle Doc del Friuli Venezia Giulia ma sul Vinitaly in generale, invece, vogliamo saperne di più: qual è la vostra impressione su questa 51esima edizione?

Si conferma un trend cominciato alcuni anni fa con la creazione di Vinitaly International: il Vinitaly sta diventando, lentamente, più internazionale e lo dimostrano i numeri che parlano di un aumento sia dei dei buyer che degli espositori stranieri. In particolare, secondo i dati divulgati da proprio da Vinitaly, sono cresciuti gli operatori di settore provenienti da Stati Uniti (+6%), Germania (+3%), Regno Unito (+4%), Cina (+12%), Russia (+42%), Giappone (+2%), Paesi del Nord Europa (+2%), Olanda e Belgio (+6%) e Brasile (+29%).  Alcuni di questi paesi, peraltro, sono quelli con cui noi lavoriamo di più e nei quali sono previsti a breve  appuntamenti importanti: uno su tutti il Barolo&Friends Event in Danimarca, giunto ormai alla sua nona edizione. Sono inoltre aumentate le conferenze e i seminari di approfondimento e formazione, interessanti e di livello.

Detto questo il Vinitaly è – e rimane – la più grande fiera del vino italiano in Italia, in questo senso un po’ autoreferenziale ma senza ombra di dubbio una vetrina importante per produttori e consorzi italiani che, durante questa manifestazione, guardano anche all’ho.re.ca.”

L’immagine del vino italiano al Prowein era stata di grande frammentazione, impressione che si conferma anche qui?

“Purtroppo si. I vini sono raggruppati per regione e anche qui – in ogni regione – sono divisi in diversi stand di produttori e consorzi. Non si riesce a mettere in pratica il concetto del “fare squadra” su cui peraltro noi insistiamo da anni e che porterebbe benefici a tutta la filiera. Basti pensare ai Psr: più si è uniti e coesi più aumentano i contributi.

Quello che abbiamo notato è che anche i vini biologici, che vogliono rappresentare un’alternativa alla produzione tradizionale, nelle modalità di partecipazione di fatto non giocano in squadra. Al padiglione dedicato a questi vini abbiamo visto un proliferare di stand facenti capo alle diverse realtà che associano i vini biologici. Inoltre, in parziale concomitanza con Vinitaly si è svolta, a Villa Favorita, Vinnatur, una fiera dedicata ai vini naturali. Insomma anche questo comparto, che dovrebbe essere alternativo al mainstream, dal punto di vista della “promozione” cade nello stesso errore.”

Concludiamo ora con un accenno sui vini. Conferme e new entry.

La prima è l’attenzione e l’importanza delle bolle, che infatti fanno da traino all’export italiano. Conseguenza: non c’è regione in cui non si facciano bolle, le vere protagoniste di questa edizione e punto di forza del vino italiano. Altra “conferma” è il Piemonte: la nostra regione rimane una di quelle più “alla moda” in questo periodo e noi, nel nostro piccolo, siamo in prima linea per portare i nostri vini, Barolo in testa, a essere sempre più leader nei mercati esteri chiave. Infine, dal nostro punto di vista, il Lambrusco rappresenta il nuovo su cui lavorare a livello estero. Abbiamo notato un grande interesse verso questo vino e riteniamo abbia un ottimo potenziale!”.