Turismo accessibile: la “lezione” di Appennini For All
Alla «Scuola di perfezionamento di Calascio nella gestione turistica sostenibile dei piccoli comuni» un focus sul tema dell’accessibilità, con una masterclass guidata da Mirko Cipollone di Appennini for All.
Calascio, un laboratorio permanente di innovazione territoriale
Il progetto “Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo” rappresenta un modello innovativo di rigenerazione integrata dove cultura, sostenibilità e partecipazione comunitaria si incontrano per costruire un futuro condiviso.
Nato nell’ambito del PNRR – Attrattività dei Borghi, il progetto vuole trasformare Calascio in un laboratorio permanente di innovazione territoriale, capace di unire tradizione e futuro, rivitalizzare l’economia locale e valorizzare l’immenso patrimonio culturale e naturale del borgo di Calascio, nel cuore dell’Abruzzo. In questo ambito l’Accademia della Rigenerazione – Formazione e innovazione è il cuore immateriale del progetto: una piattaforma diffusa che ospita scuole di perfezionamento in tessitura, musica, pastorizia, cinema e turismo.
Quest’ultimo tema viene sviluppato attraverso un percorso formativo di 56 giornate fra masterclass ed eventi: tra gli argomenti della “Scuola di perfezionamento di Calascio nella gestione turistica sostenibile dei piccoli comuni” spazio anche a quello dell’accessibilità, con una masterclass – dal 24 al 26 novembre (con un’appendice “pratica” il 3 dicembre) – dedicata alla progettazione di percorsi turistici inclusivi, adatti anche a persone con disabilità.
L’accessibilità rappresenta un elemento di possibile distinzione per le destinazioni turistiche, attraverso il quale caratterizzare la loro offerta e rendere originale la loro proposta: una strategia che può contribuire a far emergere quei territori che, esclusi dalla rotte turistiche più consuete, possono anch’essi diventare competitivi sul mercato.
Turismo accessibile: la “lezione” di Appennini For All
Al centro della quattro giorni di masterclass saranno tre buone pratiche di accessibilità applicata al turismo, tre realtà che fanno dell’inclusività la loro ragione d’essere: Appennini for All (tour operator focalizzato sul turismo ambientale per persone con disabilità), NoisyVision (associazione non profit che organizza cammini inclusivi, aperti a persone con disabilità sensoriali) e Remoove (azienda che si occupa del noleggio di biciclette elettriche speciali, oltre a fornire consulenza per il turismo accessibile).

A fare da trait d’union fra le diverse esperienze sarà Mirko Cipollone di “Appennini For All”: conosciuto grazie alla sua partecipazione al Campus ReStartApp di Fondazione Edoardo Garrone, lo incontriamo a distanza di cinque anni e con soddisfazione lo troviamo completamente immerso nella sua attività imprenditoriale. Abbiamo parlato con lui per capire meglio il suo approccio al tema e farci raccontare qualcosa in più sulla masterclass che lo vedrà protagonista a Calascio.
Mirko, ci vuoi anticipare qualcosa sul programma della masterclass e del “taglio” che vorresti dare agli interventi che la animeranno?
Quello che posso anticipare è che sarà un approccio decisamente operativo al tema. Certo, ci prenderemo del tempo per inquadrare la questione da un punto di vista “teorico” e soprattutto terminologico, ma la mia “lezione” sarà soprattutto dedicata a presentare le buone pratiche di accoglienza di persone con disabilità in giro per l’Europa, come quelle di Berlino e Copenhagen, e a ragionare in termini di “numeri”, delle potenzialità e delle opportunità che si aprono alle destinazioni nel momento in cui decidono di investire in un’offerta turistica inclusiva.
Allo stesso modo faranno Mattia Bonanome di Remoove — con cui parleremo anche di “Ciclovie d’Abruzzo”, un progetto che stiamo portando avanti insieme — e Dario Sorgato di NoisyVision — con il quale abbiamo già collaborato sul “Cammino dei briganti” e per un camp residenziale in Abruzzo dedicato a ragazzi non e ipovedenti. E poi la quarta e ultima giornata della masterclass con l’uscita pratica con le joëlette, la speciale carrozzella da fuori-strada che consente anche all persone non deambulanti, cui la montagna dal vivo è normalmente preclusa, di partecipare alle escursioni.
Hai parlato di “numeri” e potenzialità: abbiamo una domanda forse un po’ “scomoda”. Perché abbiamo l’impressione che nell’affrontare temi legati a disabilità e accessibilità c’ è sempre qualche remora a ragionare in termini “economici”. Preparando questo incontro ci siamo appuntati il termine di turismo “compassionevole”, nel senso che si guarda a questo segmento più con un approccio etico che economico, mentre mi pare che tu sottolinei questo aspetto senza, appunto, alcuna remora…
Hai colto un punto molto importante: la difficoltà più grande che ho avuto all’inizio, appena uscito dal Campus ReStartApp, era dovermi confrontare con un ambiente in cui si diceva «le attività per le persone con disabilità devono per forza essere gestite dal volontariato». C’è ancora, forte, l’idea dell’evento — estemporaneo perlopiù, raramente legato a un’offerta stabile — per persone con disabilità. Intendiamoci: ben venga l’associazionismo e il volontariato, ma è difficile far passare l’idea che ci sono realtà come la mia che offrono un servizio, professionale e disponibile praticamente sempre.

Faccio spesso un esempio: le persone con disabilità pagano un fisioterapista perché è un servizio, allo stesso modo quelle persone se vogliono andare in montagna a fare un’escursione acquistano un servizio. Ma attenzione: non è cinismo, il fatto è che quelle persone, senza servizi come quelli di Appennini For All, potrebbero andare in montagna se va bene una volta l’anno, quando qualche associazione in maniera tanto meritoria quanto estemporanea organizza un’uscita di questo genere…
Quindi possiamo parlare di “segmento di mercato” in riferimento all’accessibilità…
Dobbiamo farlo senza paura: porto spesso l’esempio di una destinazione come Tenerife, che ha fatto grandi investimenti sull’accessibilità – tutte le spiagge con passerelle, ad esempio – e che oggi è “invasa” da persone anziane, ma anche da famiglie con bambini perché, banalmente, dove passa la carrozzina di una persona con disabilità passa pure il passeggino del neonato…
Dobbiamo sforzarci di ragionare in termini di accessibilità “universale”, nel senso di non considerare gli sforzi per rendere una destinazione accessibile un costo, ma un investimento che, appunto numeri alla mano, dà i suoi frutti… Se pensiamo che statisticamente entro il 2050 una persona su tre rientrerà, in un certo senso, nel segmento della disabilità per via dell’allungamento dell’età media, ci rendiamo conto come sia importante ragionare in termini di “mercato”…
Prima parlando di buone pratiche hai citato città del nord Europa come Berlino e Copenhagen: è un caso oppure, mi viene il sospetto, in Italia non ci sono casi così virtuosi…?
In generale non siamo messi così male. Il problema più grande è che l’Italia non ha una “rete”, tutto è lasciato alla sensibilità di persone e luoghi senza una vera regia: se pensi come il museo tattile più importante in Italia è ad Ancona, che un’attività come Appennini For All è in Abruzzo e che il turismo balneare ha come riferimento il Veneto, capisci come ci sia offerta, ma non sistemica…
Il problema grande in Italia è rappresentato dalle città: a parte eccellenze più piccole come Padova o Treviso, eccetto Torino che ultimamente si sta muovendo molto bene, le altre grandi città – penso a Roma, a Napoli, a Milano, senza parlare di Venezia – sono in condizioni abbastanza disastrose da questo punto di vista…
C’è probabilmente un discorso, però, legato alla conformazione dei nostri centri storici, all’architettura che spesso ha radici in epoche in cui non ci si poneva il problema delle persone disabili…
Vero, ma non è solo questo… Ad esempio il problema dell’overtourism e comunque dell’affollamento dei luoghi di maggiore attrazione turistica è un tema recente, a cui nessuno però pensa: immagina una persona in carrozzina nel centro di Firenze che non vedrebbe nulla, circondata da così tante persone, oppure una persona cieca o ipovedente che dovesse muoversi a Venezia o in certe zone ad alta densità turistica di Roma, o ancora una persona sorda che dovesse leggere il labiale in mezzo al vociare e al caos generato da grandi folle…

Poi quando mi si dice «Ma come fai a rendere accessibile una città come Venezia?» io rispondo: vero, però poi se guardi cosa hanno fatto a Venezia con il ponte di Calatrava pochi anni fa o a Roma in Piazza Pia pochi mesi fa…: in quei casi una certa sensibilità al tema avrebbe già dovuto esserci, ma non ci si è posti il problema… Insomma: certo, è vero che il Colosseo è difficile da rendere accessibile, però gli autobus e i tram senza pedane di salita e discesa non sono stati progettati duemila anni fa…
Quindi è un problema culturale, prima di tutto…
Certo. In Italia lo stiamo affrontando ora, mentre in altri paesi, soprattutto nel nord Europa, hanno cominciato da tempo. Serve un cambio di prospettiva: bisogna pensare all’accessibilità in senso universale, alla progettazione di prodotti – nel nostro caso turistici – a disposizione e utilizzabili da tutti, senza necessità di adattamenti speciali per la persone disabili. Ma si tratta, per così dire, di abbattere barriere culturali, non solo architettoniche…
Mirko, abbiamo una domanda che nasce dalle riflessioni che facciamo quotidianamente in Ideazione sulla risposta delle comunità al processo di sviluppo turistico: noti una sorta di cambiamento “culturale” della comunità quando con la tua attività metti in luce i temi dell’accessibilità? Ancora più semplice: i territori si “accontentano” del fatto che ci sia Mirko di Appennini For All per essere inclusivi o in qualche modo ti seguono…?
Devo dire che nel caso dell’Abruzzo e delle zone in cui organizzo le mie attività il territorio sta puntando molto sull’inclusività. Certo – modestia a parte – se non ci fosse l’esperienza di Appennini For All forse nessuno si sarebbe posto il problema o avrebbe investito su questi temi. Invece negli ultimi anni le amministrazioni pubbliche dell’Unione dei Comuni marsicani stanno cercando di investire: ad esempio hanno deciso di comprare alcune biciclette per sostenere la progettualità delle “Ciclovie d’Abruzzo”, allo stesso modo il Parco Sirente Velino si sta attivando con decisione lungo questo percorso… Insomma qualcosa si muove, sia a livello istituzionale sia a livello di operatori…
Serve comunque qualcuno che apra la strada, indichi il cammino…
Certamente, ad esempio quello che abbiamo fatto sul Cammino dei Briganti adesso viene replicato su altri cammini… È un circolo virtuoso…
È anche una questione di immagine?
Sì, certo, spesso ci si muove alla ricerca della luce dei riflettori… Però se non altro è un motivo per aprirsi a questi temi, perlomeno viene fatto. Poi ci sta che sia anche un fine “politico” o di immagine…
Parlavi di operatori, di strutture ricettive. Anche qui: come siamo messi? E soprattutto: esiste una “certificazione” per le strutture che si dichiarano accessibili?
Sicuramente nelle aree interne non siamo messi molto bene, banalmente perché si tratta in buona parte di strutture piccole, a conduzione familiare, per le quali certi tipi di investimenti legati all’adeguamento architettonico diventano problematici… Ma il problema è soprattutto nella “misurazione” dell’accessibilità. È un argomento che mi sta molto a cuore e che cerco di approfondire nella mia lezione. Perché purtroppo non ci sono strumenti “ufficiali” per misurare l’accessibilità: ci sono standard architettonici – banalmente misure di riferimento per il piatto doccia o per la larghezza delle porte – ma sta tutto nella comunicazione da parte dell’operatore…
Ci chiediamo ancora, pensando alle strutture: e per quel che riguarda il personale che ci lavora? Esiste una formazione al riguardo o, di nuovo, è tutto demandato alla sensibilità personale?
Non esiste una formazione specifica, e questo è un altro grosso problema. In questo caso sono molto felice che la Scuola a Calascio – così come altre iniziative di formazione che mi chiedono di portare la mia esperienza – abbia deciso di prevedere un modulo così ampio su questo tema, coinvolgendo altre realtà e professionisti per fornire un quadro ampio della tematica e diverse esperienze di turismo inclusivo.
Quindi la stessa Scuola di Calascio come buona pratica…? E cosa ti aspetti, o meglio cosa vorresti da questa tua masterclass?
Sicuramente quella di Calascio è un’iniziativa rara, sono contento di portare il mio contributo… Se c’è una cosa che vorrei è questa: non trovarmi di fronte un’aula di solo operatori privati, ma vedere anche qualche amministratore. Perché deve esserci consapevolezza a livello istituzionale, altrimenti viene meno un elemento della necessaria sinergia fra pubblico e privato.
Perché banalmente se io, ipotetico imprenditore, investo su un hotel accessibile, ma poi quando il cliente esce dalla struttura trova uno scalino sul marciapiede allora è tutto inutile e la mia esperienza di accessibilità inizia e finisce dentro l’hotel… Dobbiamo ormai pensare in termini di sistemi turistici accessibili, in cui tutti ragionano e operano in termini di inclusività.
Con il contributo del progetto pilota di rigenerazione culturale, sociale ed economica “Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo” del Comune di Calascio, selezionato dalla Regione Abruzzo nell’ambito della misura del PNRR del Ministero della Cultura (Linea A – M1.C3 – Investimento 2.1– “Attrattività dei borghi”), finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU.
Rocca Calascio
Il progetto “Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo” rappresenta un modello innovativo di rigenerazione integrata dove cultura, sostenibilità e partecipazione comunitaria si incontrano per costruire un futuro condiviso.
La Scuola
Un percorso formativo di 56 giornate di masterclass ed eventi, rivolto ad amministratori, operatori, giovani e professionisti del settore.